ADOLESCENTI: QUESTI IMPERFETTI SCONOSCIUTI – Analisi sulla figura dell’adolescente e dei suoi bisogni

bisogni degli adolescenti

Disinvolti, spavaldi, chiassosi, impertinenti a volte sfiduciati e insicuri, si aggirano per le strade della città, vivono l’età più bella della loro vita e non lo sanno, l’età dei sogni irrealizzabili, dei divertimenti, delle risate sciocche… l’età dei pensieri leggeri: sono gli ADOLESCENTI.

Persone a metà tra la fanciullezza e l’età adulta, quasi degli “Ibridi”. Genitori in crisi, disperati con mille dubbi nella testa, cercano disperatamente risposte per riuscire a vivere un rapporto sereno o comunque stabile con i loro figli adolescenti. Adulti che titubanti osservano questi ragazzi chiedendosi chi sono, cosa vogliono e soprattutto cosa si aspettano dalla vita?

L’adolescenza è quel periodo della vita nella quale il giovane a causa dei numerosi cambiamenti che affronta, è soggetto a grande vulnerabilità. Il ragazzo è alle prese con una nuova realtà che i cambiamenti fisici e cerebrali comportano.

 

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L’adolescenza o pubertà, è quella fase della vita che ognuno di noi attraversa nel corso della sua esistenza. Collochiamo questa fase della crescita, in quel periodo che va dopo la fanciullezza eprima dell’età adulta; è un periodo di sospensione sociale tra il mondo infantile e quello adulto ed è ricco di sfide, opportunità e rischi. Inizia con quella che è chiamata pubertà fisiologica e termina quando sono stati portati a termine quelli che Peter Blos nel 1962 e in seguito Erik Erikson nel 1968 chiamano “compiti di sviluppo”. Fra questi, la riorganizzazione dell’immagine corporea, il distacco emotivo dalle figure genitoriali, formazione di un’identità sociale o l’ingresso nel mondo del lavoro. Sia l’inizio che la fine di questo periodo variano secondo la persona e in base a variabili sociali, psicologiche, culturali e ambientali.

Al contrario di quanto si possa credere l’adolescenza è una fase della vita assai delicata. Le modifiche corporee, sessuali e organizzative causati dalla pubertà, portano il ragazzo a un’importante riorganizzazione della personalità e di conseguenza a una ricerca di nuovi equilibri in rapporto al proprio sé, all’ambiente che lo circonda (familiare, sociale e gruppi di riferimento) e in relazione alle trasformazioni corporee e cognitive.

Questa fase della vita è vissuta dal ragazzo come un “cataclisma”, i vari cambiamenti avvenuti a livello corporeo e mentale, portano l’adolescente ad allontanarsi dall’ambiente familiare.

L’adolescente elabora un lutto conseguente la perdita del corpo infantile, da qui il ragazzo comincia a prendere il controllo del proprio essere sottraendosi dalla supervisione dei genitori.

Questo lutto dunque deve essere elaborato anche dalle figure genitoriali, in particolar modo dalla madre, per la perdita del prestigio dei valori materni e se vogliamo dire dell’esclusiva sul controllo del figlio avuto fino adesso.

L’ingresso del figlio nell’adolescenza segna l’inizio di un distacco dalla figura materna. Il giovane comincia a svincolarsi da questo dominio, prendendo le distanze dalla madre. Questo processo è chiamato di separazione, e non concerne il lato relazionale, bensì una questione di autonomia e dipendenza.

Dal punto di vista storico, l’adolescenza ha una nascita abbastanza recente. Fu solo negli anni ’60 del novecento, che l’adolescenza viene riconosciuta come una fase importante nella vita di ogni individuo.

Nella prima metà del secolo, infatti, questo periodo della crescita veniva individuato come una semplice fase di transizione dalla fanciullezza all’età adulta, vi era la concezione dell’adolescente come un “ibrido” che non poteva essere considerato né bambino né adulto. Si presumeva poi che l’adolescente era un bambino che doveva diventare grande e questo passaggio avveniva in modo automatico. Il fanciullo, improvvisamente si trovava a dover cambiare se stesso e la sua personalità, secondo modelli imposti dalla rigida società del tempo e diventare adulto.

 

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Stanley Hall fu il primo che diede importanza al fattore evoluzione, colui che vide l’adolescenza da un punto di vista naturale dello sviluppo, attribuendo a cause biologiche le caratteristiche dell’adolescenza e quindi non aggiudicabili a cause culturali o ambientali. Secondo Hall l’adolescenza è un periodo molto importante nel quale bisogna prestare attenzione al “dinamismo evolutivo”, e quindi rilevare il susseguirsi di eventi che hanno luogo in questa fase a livello psicologico, sociale e fisico.

Hall vedeva l’adolescenza come una nuova nascita, nella quale avviene un rinnovamento di tutti gli aspetti psicologici e fisici; perciò le esperienze fatte in questa particolare fase della vita incidono non di poco su cosa farà e come diventerà il ragazzo in età adulta. Stanley Hall sostiene che l’adolescenza sia drammatica e un mondo caratterizzato da ambivalenza (egoismo- dedizione, coraggio- viltà…). Questa doppia faccia è un elemento che viene individuato come caratteristica principale dell’adolescente che è la manifestazione di numerosi stati d’animo e sentimenti.

L’adolescenza è una fase della vita che va valorizzata il più possibile.

Il professore e psichiatra Daniel Siegel nel suo libro “La mente adolescente” ci offre uno studio molto approfondito di questa fase, prendendo in considerazione vari elementi dell’adolescenza. Grazie anche ad alcuni suoi studi, sappiamo che le cause delle caratteristiche adolescenziali sono da

attribuire non agli ormoni, ma ai vari cambiamenti a livello cerebrale. Per questo l’adolescente non può essere lasciato solo ma va accompagnato nel creare non una sua indipendenza ma una sua interdipendenza e tra le due c’è una notevole differenza. Insegnare al ragazzo a essere indipendente vuol dire portarlo a fare tutto da se senza l’aiuto di nessuno, interdipendenza significa invece che il ragazzo impara sia a dare sia ricevere aiuto dagli altri.

I cambiamenti che avvengono durante l’adolescenza sono sì di natura ormonale, ma si verificano soprattutto a livello mentale.

Questi cambiamenti si manifestano nel ragionamento, nella memoria o nel pensiero, vanno affrontati con l’aiuto di una figura adulta e vanno incoraggiati, solo in questo modo si arriverà alla creazione di tutte quelle qualità che risulteranno utili al ragazzo nel corso della sua pubertà. Facciamo riferimento all’ Esplorazione creativa, alla Socialità, all’Effervescenza emotiva, e alla ricerca di Novità, qualità che secondo Daniel Siegel sono l’ESSENza dell’adolescenza.

Le ricerche in neurobiologia ci hanno portato a considerare maggiormente l’adolescenza e non vederla solo come una fase di maturità- immaturità o come una fase complicata, bisogna dare importanza ai cambiamenti cerebrali, essere presenti in questo delicato mutamento e aiutare l’adolescente a sviluppare quelle capacità che gli saranno utili.

Durante la pubertà si attiva un neurotrasmettitore che è detto dopamina, che ha come ruolo fondamentale la spinta a cercare gratificazioni. In età adolescenziale il rilascio di questo neurone aumenta, portando il ragazzo a partecipare ad attività che gli danno forte senso di vitalità ma con potenziali rischi comportando impulsività, sviluppo di dipendenze e iper-razionalità. In sostanza la dopamina porta il ragazzo a considerare gli aspetti positivi di un’attività soprattutto se rischiosa e a guardare ai soli vantaggi di una certa attività con lo scopo di appagamento e gratificazione.

Le particolari caratteristiche che sono attribuite ai ragazzi sono legate di conseguenza a cambiamenti che avvengono a livello cerebrale e psicologico. Queste caratteristiche, spesso contraddittorie proprie dell’adolescente non vanno considerate ovvie. I vari cambiamenti che hanno luogo nell’adolescente, scaturiscono una serie di reazioni.

In questa fase della vita, l’adolescente oscilla tra un “Es” forte e “Io” debole, questo squilibrio sta alla base di comportamenti contraddittori dei ragazzi, da una parte mostrano completo interesse verso qualcosa o qualcuno, dall’altra invece trasformano questo loro interesse in rifiuto improvviso. Possiamo immaginare l’adolescente come se fosse diviso in parti diverse che si muovono a diverse velocità, vuole creare una sua personalità, una propria indipendenza, ma ancora non è dotato degli strumenti necessari. Il ragazzo  vive un conflitto tra il bisogno di seguire questo suo istinto e la

mancanza di esperienza circa il modo di attuarlo; è un conflitto tra vecchio e nuovo, ciò che è familiare e ciò che è invece sconosciuto, tuttavia la sua identità non è ancora sviluppata a tal punto da poter dominare queste pulsioni.

Di conseguenza la relazione tra adulto e adolescente non sempre è semplice. Nel suo processo di crescita l’adolescente comincerà a vedere l’adulto non più come “mito” ma come una persona normale con propri limiti e difetti. Questa nuova visione dell’adulto ne favorirà l’allontanamento e l’autonomia personale; allontanamento che risulterà indispensabile per fare nuove esperienze di vita e che lo porteranno all’avvicinamento con altri adolescenti. Il ragazzo entra quindi a far parte di un gruppo di coetanei con il quale poter affrontare le difficoltà di questa particolare fase; è dall’appartenenza a un gruppo che scaturisce un senso di sicurezza.

L’adulto troverà in questo distacco un elemento quasi di minaccia, farà qualsiasi cosa per riportare il ragazzo indietro, fino al momento in cui secondo il proprio parere non sarà pronto per affrontare il mondo, dall’altra parte l’adolescente cercherà in tutti i modi di liberarsi da questa stretta adottando varie tecniche e mezzi di difesa. Si viene a creare da qui, una conflittualità tra adulto e adolescente che comunque è sinonimo di “maturazione” e che appunto porterà il ragazzo al raggiungimento dell’indipendenza desiderata e alla formazione del sé.

Quando il figlio entra nell’adolescenza i genitori, si scoprono impreparati di fronte al ragazzo che cerca di mettere in discussione il ruolo e l’influenza genitoriale.

Ci sono molti adulti che vogliono aiutare i ragazzi, ma ciò che gli adulti chiamano aiuto spesso è un tentativo di indurre l’adolescente a fare ciò che loro credono sia migliore.

I genitori, molte volte fanno l’errore, di sottoporre i ragazzi a una sorta di interrogatorio con lo scopo di farli aprire e parlare, molte volte però vediamo che quello che riescono ad ottenere è la poca sincerità, in particolar modo quando essi vengono presi in un momento in cui sono maggiormente predisposti alla suggestione, in un momento di scoraggiamento oppure di  abbandono.

Arrivando alle conclusioni, possiamo dire che si guarda all’adolescenza come periodo difficile e complicato, spesso ci si chiede cosa vogliono effettivamente i ragazzi. In realtà alla luce di quanto detto, ciò di cui hanno bisogno gli adolescenti è una figura adulta di riferimento, anche se poi in realtà non manifestano questa loro necessità.

Gli adolescenti sono alla costante ricerca di novità, di coinvolgimento sociale, di maggiore intensità delle emozioni e di un’esplorazione creativa; hanno bisogno di qualcuno che li accompagni e li osservi durante questo periodo difficile ed entusiasmante che è l’adolescenza.

Continuando sulla linea del pensiero di Daniel Siegel, dobbiamo prestare attenzione all’ ESSENza dell’adolescenza. Vi è in questa fase della vita una “forza creativa” una spinta alla ricerca di novità, del desiderio di cambiare lo stato delle cose, una forza caratterizzata da una serie di idee, che se incanalata nel modo giusto può apportare situazioni a vantaggio di ognuno. L’aspetto fondamentale è cercare di mettere in risalto queste caratteristiche dell’adolescenza. Si ha molto da imparare dalla mente adolescente e si dovrebbe imparare a conservare questa essenza per tutto l’arco della vita.

Ciò di cui gli adolescenti hanno più bisogno dunque è che l’adulto sia presente e che rispetti il

proprio essere.

Essere presenti vuol dire entrare in sintonia con ciò che accade nella mente dell’adolescente e

capire le sue emozioni.

Presenza e sintonizzazione creano fiducia nel ragazzo, consentendogli di vivere il più serenamente possibile la sua adolescenza.

 

 

Bibliografia

  • Amann Gainotti M., Lezioni di psicologia dell’adolescenza,Guerini Scientifica, Milano 2009;
  • Bucciarelli C., Adulti- Adolescenti: Comunicazione cercasi, Editrice AVE, Roma 1993;
  • Cicognani E, Zani B., Genitori e adolescenti, Carocci Editore, Roma 2003;
  • Charmet G.P., I nuovi adolescenti, Raffaello Cortina Editore, Milano 2000;
  • Debesse M., Come studiare e comprendere gli adolescenti, Società editrice internazionale, Milano 1963;
  • Inhelder B., Piaget J., Dalla logica del fanciullo alla logica dell’adolescente, Giunti, Firenze 1971;
  • Marvasi I. Adolescenza e gioventù perché un problema, Società Editrice Internazionale, Milano 1986;
  • Palmonari A. Psicologia dell’adolescenza, Il Mulino, Bologna 2011;
  • Siegel D., La mente adolescente, Raffaello Cortina Editore, Milano 2014.

 

Autore: Ilaria Campisano