Venerdì, Maggio 18, 2012
   
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ALIMENTAZIONE E ATTIVITA' FISICA: LA MIGLIORE PREVENZIONE PER LE MALATTIE CRONICHE

Alimentazione - Articoli

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Le malattie croniche, o non trasmissibili, sono responsabili del più alto tasso di mortalità e morbosità sia all’interno dei Paesi europei che a livello globale. Esse comprendono un ampio insieme di patologie, come le malattie cardiovascolari, l’ictus, il cancro, il diabete e le malattie respiratorie. Nello stesso gruppo di patologie, inoltre, rientrano anche le malattie mentali, i disturbi muscolo-scheletrici, quelli dell’apparato gastrointestinale, i difetti degli organi di senso e le malattie genetiche. Si tratta di condizioni patologiche che solitamente hanno origine in età giovanile per poi svilupparsi e manifestarsi clinicamente anche dopo alcuni decenni.

Le cause delle malattie croniche si possono ricondurre ai classici stili di vita non corretti in termini di salute quali, ad esempio, un’alimentazione non sana, il fumo di tabacco, l’eccessivo uso di alcol o la dipendenza da sostanze stupefacenti. Queste cause possono condurre ai cosiddetti fattori di rischio intermedi quali, tra gli altri, l’ipertensione, l’eccesso di colesterolo e l’obesità.

Gli interventi psicologici per la promozione di stili di vita sani sembra comunque la risorsa principale da utilizzare contro l’ascesa delle malattie croniche nel contesto globale. In effetti, l’adozione di abitudini salutari e la consapevolezza che potrebbe determinare diminuisce in modo significativo e in ogni essere umano il rischio di sviluppare queste malattie.

Inoltre, va rilevato come le malattie croniche, o non trasmissibili, possono svilupparsi anche a partire da fattori meno espliciti o diretti, ossia aspetti più generali o ambientali e situazionali, che si riferiscono al contesto sociale, alla condizione economica e alla dimensione culturale di uno specifico ambiente di vita. Questi fattori sono considerati quali “cause delle cause”, e offrono una buona base per interventi di prevenzione primaria centrati sulla collaborazione del sistema sanitario con altri settori della vita politica ed economico-sociale del contesto di appartenenza, sia a livello locale sia a livello nazionale. Si tratta di fattori di livello “macro” quali la  globalizzazione, l’urbanizzazione, l’invecchiamento progressivo della popolazione, le politiche ambientali e la povertà.

Le malattie direttamente collegate allo stile alimentare e al fumo di tabacco, soprattutto quelle cardiovascolari (prima causa) e il cancro (terza causa), rappresentano una sorta di “epidemia globale” colpendo sia i Paesi a basso reddito che quelli a reddito medio-alto. A questo proposito, è interessante notare come nei Paesi a reddito medio-alto l’incidenza delle malattie croniche è in diminuzione, pur essendo sempre alta, grazie ad azioni educative e politiche proposte ai livelli sia locale sia nazionale, mentre nei Paesi a basso reddito è in costante aumento. In effetti, si tratta di un rapporto tra povertà e salute che ha senso non solo nei rapporti tra i diversi Paesi, ma anche tra i differenti gruppi sociali all’interno dei singoli Stati. Stiamo parlando di quei fattori definiti determinanti socio-economici della salute che influenzano anche gli stili alimentari di singoli individui e gruppi sociali e si contraddistinguono quindi come fattori di rischio per lo sviluppo di specifiche patologie croniche.

Tra le strategie in atto volte a salvare parecchie vite umane, a livello globale e nei prossimi 10 anni, ci sono quelle dell’OMS basate sul “Rapporto sulla prevenzione delle malattie croniche” (OMS, 2005). Questi è un documento dettagliato che illustra l’epidemia globale di malattie croniche e rileva il fatto che malattie cardiovascolari, cancro e diabete uccidono milioni di persone ogni anno, soprattutto nei basi a basso e medio reddito, incidendo negativamente anche sulle economie locali e sui fattori di sviluppo.

A livello europeo, poi, c’è la strategia Gaining health, sviluppata anche in Italia con il nome di “Guadagnare Salute” (Ministero della Salute, 2007) e implementata attraverso diverse azioni e progetti coordinati dal Ministero della Salute.

Anche lo svolgimento regolare di una regolare attività fisica è particolarmente importante, considerata la sua stretta relazione con lo sviluppo di numerose malattie. In effetti, svolgere attività fisica in maniera regolare ha una forte valenza in termini di prevenzione di malattie coronariche o tumori e di fattori di rischio quali l’ipertensione o l’obesità. In Italia, si riscontra un elevato livello di sedentarietà in adolescenti e preadolescenti. I dati ISTAT del 2002, proposti dal Ministero della Salute nel 2005, dimostrano che solo il 20% della popolazione di 3 anni e più dichiara di praticare sport con continuità e che il 10% lo pratica saltuariamente. Inoltre, il 29% della popolazione di 3 anni e più ha dichiarato di svolgere comunque una qualche attività fisica, come fare passeggiate per almeno 2 Km o andare in bicicletta. Interessante il dato delle persone sedentarie che non praticano nessuno sport e nessuna attività fisica, che è pari al 41% della popolazione generale (circa 23 milioni di persone). Inoltre, i dati rilevano che gli uomini praticano maggiormente sport con continuità rispetto alle donne (24% contro il 16%) e anche saltuariamente (13% contro 8%), mentre le donne svolgono più attività fisica non sportiva (29% contro il 28% degli uomini).

Gli stessi dati mostrano come ci sia un’influenza dei modelli genitoriali nello svolgimento di attività fisica. Infatti, si è visto che il sostegno da parte dei genitori, e in particolare della madre, si lega in maniera statisticamente rilevante con lo svolgimento di attività fisica nei giovani. Inoltre, il ruolo dei genitori diviene meno rilevante con la crescita del giovane, mentre assumono maggiore importanza la scuola e il gruppo dei pari.

In Italia, il sovrappeso, l’obesità e l’alta prevalenza di diabete nei bambini e negli adolescenti rappresentano questioni di Sanità Pubblica particolarmente rilevanti. Urge una educazione e promozione di attività fisica negli adolescenti, soprattutto considerando come le più importanti organizzazioni internazionali che si occupano di salute raccomandano la pratica quotidiana di attività fisica, moderata o intensa, per almeno 30 minuti per ogni cittadino (OMS, 1996).

In Italia, quasi la metà della popolazione maschile e un terzo di quella femminile è sovrappeso; mentre si riscontra circa il 10% di obesità in entrambi i sessi. Interessante il fatto che circa il 17% dei 15enni maschi è pre-obeso, mentre il 3% è in uno stato di obesità. La popolazione femminile della stessa età presenta, invece, il 7% di pre-obesità e l’1% di obesità vera e propria (OMS, Highlights on Health in Italy, 2004).

Vari studi hanno dimostrato come l’eccessivo peso si lega allo sviluppo di malattie cardiovascolari.

Un altro fattore “alimentare” di rischio legato allo sviluppo di malattie croniche non trasmissibili è la scarsa assunzione di frutta e verdura. Un fattore che si stima sia causa di circa il 18% di cancro gastrointestinale, il 28% di malattia ischemica del cuore e il 18% di infarto in Europa. La raccomandazione dell’OMS è di consumare più di 400 g di frutta e verdura al giorno per persona.

Nel rapporto nazionale del sistema di sorveglianza PASSI è riportato che il 97% degli intervistati dichiara di mangiare frutta e verdura almeno una volta al giorno. Solo il 10%, però, dichiara di consumare almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura così come raccomandato.

Le questioni dell’alimentazione e dell’attività fisica rappresentano un rischio per la salute quando si adottano comportamenti distorti e rischiosi che abbisognano di strategie preventive precoci e specifiche. Vari soni i fattori che rendono conto di tale “distorsione” dei comportamenti e delle abitudini negli adolescenti. Tra questi, ci sono fattori socio-economici come il basso reddito della famiglia, il basso livello di istruzione o la scarsa educazione al regolare consumo di frutta e verdura; e fattori psicologici come il bisogno di appartenenza al gruppo dei pari, la ribellione verso le norme sociali, l’ansia o la depressione.


A cura del Dott. Francesco di Filippo

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Dott. Massimo Esposito
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