Autoerotismo, da tabù a pratica in disuso

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L’autoerotismo permette il raggiungimento del piacere sessuale senza bisogno dell’altro, da soli, anche se l’altro sappiamo, è sempre presente in noi poiché fantasticato, pensato, sognato, immaginato.

La masturbazione è un atto conosciuto dall’essere umano fin dagli albori dell’umanità. Abbiamo reperti che testimoniano come questa pratica fosse già in uso ben 28 mila anni fa. Viene anche detta in modo dispregiativo onanismo ed è stata da sempre considerata da molte culture un’accezione negativa, un atto malvagio, un  tabù la cui pratica era chiaramente vietata.

Mille congegni diversi sono stati creati dall’arguzia e dall’ingegno dell’uomo per impedire che quest’atto, così condannato, potesse aver luogo; mille accadimenti infausti e dannosi per la salute si diceva erano collegati ad una pratica smodata di tale atto solitario.

Poi con l’avvento delle scienze mediche e delle scienze sessuologiche si è ridato valore al proprio corpo e alle scelte che si attuano utilizzando lo stesso, che sia con un partner o nella propria solitudine.

Anche nel regno animale è diffusissima, e anche nei bambini molto piccoli. In quest’ultimo caso, essendo ancora slegata al raggiungimento dell’orgasmo e non comportando grandi conseguenze, è quindi per i più tolleranti vista come un’esplorazione del proprio corpo che non porta a situazioni eclatanti e ingestibili; non desta grande scalpore, per la maggior parte dei casi, se non vaghi imbarazzi e rossori nei genitori. O compiacimento orgoglioso quando accade nei maschietti, perlopiù…

Poi in adolescenza le cose cambiano: le spinte ormonali si fanno più importanti e i cambiamenti corporei portano anche ad una maggiore curiosità verso tali cambiamenti e trasformazioni; l’adolescente, sia maschio che femmina, sente di possedere un corpo che all’improvviso gli sfugge, gli è sconosciuto, i cambiamenti vengono vissuti spesso come repentini e fuori controllo. Da qui, oltre al fatto che l’atto in sé porta piacere, la necessità di esplorarsi, di conoscersi, sentire e sapere i propri limiti, le proprie modalità di sperimentare piacere, per poterlo poi portare all’interno della coppia, quando esiste.

 

Oggi poi le possibilità di stimolazione delle fantasie sessuali hanno raggiunto livelli talmente eccessivi e spudorati da incorrere nel problema opposto: l’eccessiva stimolazione erotica che non crea più effetto. Che lascia indifferenti. Siamo di fronte al paradosso moderno della post rivoluzione sessuale.

Almeno fino a pochi anni fa, un uomo o una donna che si erano adoperati per conoscere a fondo il proprio corpo e si erano concessi di toccarsi e masturbarsi senza sensi di colpa, avevano maggiori probabilità di vivere serenamente e con piena soddisfazione la sessualità all’interno della relazione.

Parliamo, purtroppo, ancora di sensi di colpa proprio perché da pratica condannata e repressa, la masturbazione è oggi un’attività che si comprende e accetta molto di più che in passato, ma che di certo porta con sé degli aloni di peccaminosità ed è per molti un atto da reprimere. Per i più giovani sarebbe invece un atto compiuto in maniera solitaria ma che forse sta perdendo il suo valore di arricchimento della fantasia e dell’immaginazione, poiché queste risultano pesantemente svilite dall’eccessiva esposizione mediatica a ogni tipo di immagine a sfondo erotico e sessuale.

 

Per arrivare a preoccuparsi dovremmo attendere di vedere un comportamento che si attua in maniera solitaria, portato avanti in modo ossessivo, di cui si abusa escludendo l’altro dalle nostre vite. Si può arrivare anche ad una chiusura e ad una rottura dai rapporti, per raggiungere il piacere esclusivamente da soli, unico mezzo per sentirsi soddisfatti e per scacciare le ansie e i pensieri negativi, la tensione, la disperazione. Diventa condizione quindi patologica poiché vissuta come un mezzo di consolazione se non come una vera e propria dipendenza.

In tali casi estremi – ma sin troppo frequenti – occorre verificare le situazioni contingenti, la frequenza, lo stato d’animo della persona e i suoi tratti di personalità, se le modalità sono compulsive e la persona cerca di riempire ogni momento vuoto della sua vita con il sesso o con la masturbazione, se passa ore su Internet in totale assenza di scambi veri, reali, con gli altri, sviluppando una vera e propria sex-addiction. Quindi si può iniziare a parlare di patologia, di ritiro dai rapporti e scambi con le persone vere, con cui confrontarsi, da cui uscire in qualche modo un po’ cambiati, arricchiti, in ogni caso modificati. Perché l’altro è lo specchio di fronte a noi che ci consente di vederci dentro, ci fa sperimentare comportamenti e reazioni sia nostre che dell’altro stesso, per apprendere poi come modulare i nostri modi di essere e reagire. Da soli si resta nel campo dell’onnipotenza, dell’immaginario fantastico e si rischia di distaccarsi dal mondo concreto, tangibile.

 

Nelle situazioni che potremmo definire “normali” in cui si ricorre solo saltuariamente a tale pratica, semplicemente si sta allestendo un modo per entrare maggiormente in contatto con se stessi, un modo per conoscere limiti, potenzialità, gusti e sfumature solo nostre.

Quando praticato in coppia, è invece un modo per creare maggiore complicità, aumentare fantasie erotiche, concedersi un diversivo e arricchire maggiormente l’immaginazione. Si dona all’altro una parte di sé, per alcuni è un omaggio, un regalo.

La donna ha sempre vissuto l’autoerotismo con maggiori sensi di colpa rispetto all’uomo, e questo per vari motivi e cause, che forse lei stessa ha contribuito a rinforzare.

Le conseguenze evidenti oggi sono che ancora permane un senso diffuso di vergogna a parlarne, anche tra le donne stesse, e che porta a pensare che sia una pratica rara e sconosciuta alle più.

 

Qualcosa di cui vergognarsi per non ammettere ad esempio, di non avere un partner, o di avere un partner disattento ai loro bisogni.

In realtà l’unica differenza fisiologica è che l’organo maschile è esterno, per cui più visibile e osservabile, mentre la vagina è più nascosta, occorre una maggiore iniziativa da parte della donna per conoscersi a fondo. Inoltre non subisce variazioni così evidenti come per l’uomo, in cui l’erezione porta a notare inevitabilmente il cambiamento. Per il resto sono unicamente differenze culturali e pregiudizi legati al ruolo che la donna ha o ha avuto nella società e nei confronti dell’uomo, legati al “come deve essere” e apparire e al cosa può o non può assolutamente fare per non risultare meno pura e delicata. In una società fondata su basi maschiliste, è impensabile che una donna possa procurarsi il piacere da sola, poiché rischia di non avere più bisogno dell’uomo, o quantomeno, esserne meno dipendente.

 

Le ragazze con tale pratica possono quindi arrivare a capire come funzionano, cosa è utile e vantaggioso per raggiungere, poi in coppia, l’orgasmo, e trasferire le sensazioni piacevoli all’interno del rapporto, come dimostrano moltissimi studi che trattano tali problematiche.

La fantasia, l’immaginazione che necessariamente si mette in azione per creare l’eccitazione fisiologica, è un potente strumento che oggi, con l’eccessiva esposizione mediatica di corpi nudi e atti sessuali mostrati in maniera esplicita, rischia di svanire e appiattirsi, con il conseguente e sempre più dilagante problema del calo del desiderio.

Quando le coppie arrivano negli studi dei sessuologi come me per trattare problemi legati al desiderio o a disfunzioni sessuali di qualche tipo, spesso tale pratica viene consigliata o addirittura prescritta dal professionista, proprio per raggiungere una maggiore conoscenza di sé e concedersi uno spazio ulteriore di crescita, sia individuale che di coppia. Senza vergogna o falsi tabù.

 

A cura della dott.ssa Federica Giromella