Mercoledì, Febbraio 10, 2016
   
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Crescita Personale


All’interno di questa sezione saranno inseriti contenuti riguardanti il tema della crescita personale, un vasto argomento che nelle sue diverse accezioni ha suscitato particolare interesse negli ultimi anni.

Accettazione di sé, efficacia relazionale, rafforzamento della propria autostima, sono alcuni degli argomenti affrontati nelle varie categorie, che avranno l’obiettivo di aiutare nella conoscenza di sè stessi e nel proporre corsi e strumenti per facilitare l’individuazione di valori ed obiettivi personali.


IL FORMATORE: COMPETENZE E CONOSCENZE

Articoli



Il formatore professionale è una figura relativamente giovane,  che nasce proprio dall’esigenza di aggiornare la professionalità degli operai all’interno delle grandi aziende.

Attualmente non è facile dare una definizione semplice della figura professionale del formatore, dato che sono molte le scuole di riferimento che offrono dei percorsi di sviluppo di tale professione.

Il formatore ha lo scopo di sviluppare specifiche competenze su un singolo individuo o su un gruppo di essi, facendo leva sulle loro skills, ossia abilità che già possiede. Ciò che lo distingue da un professore è proprio l’oggetto di interesse, infatti mentre quest’ultimo agisce sullo sviluppo delle competenze teoriche, il formatore agisce sul Saper Fare e sul Saper Essere delle persone, piuttosto che sul Sapere. In sostanza, il formatore è un facilitatore dello sviluppo delle competenze, cercando di rendere tale processo il più efficiente e veloce possibile.

È importante che un formatore sappia individuare il fabbisogno di formazione, ed in base ad esso individuare gli obiettivi ed elaborare strategie e metodi per poterli raggiungere. Affinché il progetto sia di successo, il formatore deve essere in grado di trovare un punto di incontro tra i suoi interessi e le richieste degli utenti. Tale figura inoltre deve mettere in atto un piano di promozione dell’intero percorso formativo, definendo strategie di promozione, di marketing e di commercializzazione del percorso formativo.

Dopodiché bisogna individuare gli esperti a cui affidare il percorso formativo, monitorandolo, per apportare eventuali modifiche in corso. In seguito c’è la fase di erogazione in cui il formatore dovrà gestire l’attività di docenza e accertare il grado di raggiungimento degli obiettivi formativi.

Infine bisogna redigere una relazione di valutazione con eventuali proposte di revisione dell’intero percorso formativo per poter applicare eventuali innovazioni e miglioramenti.

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LA LIBRERIA DI IGEAcps: DEMONE BIANCO - UN VIAGGIO NELLA DISLESSIA

Libri e film

    

"Si parla spesso di grandi inventori dislessici e di scienziati che hanno visto dove altri non potevano; beh, queste sono persone che hanno fatto quello scatto, mentre tutti gli altri erano bloccati al semaforo rosso dei limiti."

Giacomo Cutrera



Questo libro, nasce dal coraggio e dalla determinazione di un ragazzo, un ragazzo come tanti ma che affronta ogni giorno una difficile sfida:la dislessia.
Giacomo ci conduce, pagina dopo pagina, in un viaggio di scoperte intrinso di forza e tenerezza e ci rende protagonisti dei suoi vissuti quotidiani, dei suoi sentimenti, i rapporti con la famiglia, con l'istituzione scolastica, i compagni.
Un'autobiografia commovente, il racconto di chi affronta quotidianamente questa condizione di vita ed è in grado di trovare una via d'uscita.
La sfida di Giacomo, la sfida di chi si pone da portavoce del “demone bianco” e trova in esso la forza di trasmettere la propria testimonianza come un tesoro inestimabile.


VEDI ANCHE


   

LA PSICOLOGIA DEL TERRORISTA

Articoli

igeacps


Mentre non c’è cosa più semplice che denunciare il malvagio, nulla è più difficile che comprenderlo.

Fëdor Dostoevskij


Sono passati poco meno di due mesi dalla serie di attacchi terroristici che il 13 novembre scorso hanno insanguinato il cuore di Parigi. Un grappolo sapientemente coordinato e tragicamente spettacolare di attentati sferrati dall’ISIS al centro dell’Europa, proprio nella cosmopolita Ville Lumière – ancora scossa dall’attacco del 7 gennaio alla sede di Charlie Hebdo – che, con più di 130 morti (tra cui la veneziana Valeria Solesin) e più di 350 feriti, ha scalzato ogni altra notizia, monopolizzato per giorni i palinsesti e significativamente minato il nostro senso di sicurezza. Tra qualche anno, ognuno di noi ricorderà non solo le immagini riproposte quasi ossessivamente dai media ma anche il momento e la modalità con cui siamo venuti a conoscenza dell’accaduto, ricorderemo con chi eravamo e cosa stavamo facendo all’arrivo della notizia.

Gli attentati terroristici in fondo, siano essi riconducibili ad organizzazioni endogene (autoctone) o esogene, sono finalizzati a questo: seminare panico, suscitare terrore – come tradito dalla stessa etimologia della parola terrorismo – e, di conseguenza, inibire i comportamenti della popolazione “nemica”, per ottenere cambiamenti sociali e politici[1]. L’angoscia sperimentata e meccanismi di identificazione difficilmente controllabili – che sono tanto più forti quanto più la popolazione colpita direttamente dall’attacco viene percepita come “simile” (si pensi al fioccare di bandiere francesi sui nostri profili Facebook nei giorni successivi agli attentati) – vanno infatti a tradursi in condotte di evitamento capaci di incidere sui sistemi sociali ed economici, in quanto la risposta immediata all’atto terroristico è la fuga irrazionale, da parte dell’intera popolazione, da tutte le situazioni che presentano caratteristiche di analogia o che evocano l’evento; si assisterà quindi ad una contrazione dei consumi, poiché si eviteranno cinema, teatri, ristoranti, mezzi pubblici e così via, ed al discredito dello Stato, riconosciuto incapace di proteggere i cittadini.

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LA SALUTE DI CHI CURA - PRIMA PARTE. IL CAREGIVER NELLA DEMENZA

Articoli



Secondo la definizione del “Royal College of Physician”, la demenza consiste nella compromissione globale delle cosiddette funzioni corticali o nervose superiori, compresa la memoria, la capacità di far fronte alle richieste della vita di tutti i giorni e di svolgere le funzioni percettivo-motorie già acquisite in precedenza, la capacità di conservare un comportamento socialmente adeguato alle circostanze e di controllare le proprie reazioni emotive; tutto ciò in assenza della compromissione dello stato di vigilanza.

Il tratto fondamentale del deterioramento mentale è l’incompetenza cognitiva ecologica, volendo con questo sottolineare l’elemento forse più drammatico che caratterizza soprattutto gli esordi della malattia: l’incongruenza di alcuni comportamenti del paziente rispetto alla situazione sociale e alle aspettative di chi lo circonda. Il termine “demenza” venne identificato per la prima  volta nel 1838 da Esquinol come un quadro clinico caratterizzato dalla perdita della memoria, della capacità di giudizio e dell’attenzione (Trabucchi, 1998). La demenza è caratterizzata da un insieme di sintomi ed i vari tipi di demenza si differenziano tra di loro per motivi clinici, anamnesici, laboratoristici e strumentali.

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