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Alzi la mano chi non si è mai sentito catturato da un determinato tipo di musica, chi non ha mai provato un’emozione ascoltando un genere musicale, chi non ha mai pianto o sorriso con una canzone che gli ha fatto venire in mente ricordi passati. La musica ci accompagna in ogni momento della nostra giornata: in macchina, al supermercato, dal parrucchiere, ecc. Il termine musica deriva dal greco μουσικός (mousikos), in riferimento alle Muse, dee delle arti e proclamatrici di eroi. Arrivando ai giorni nostri assume sempre di più forma terapeutica, infatti, in questi anni si parla molto di una tecnica che si avvale dell’aiuto del suono per effettuare interventi di riabilitazione psicologica; questa tecnica è chiamata musicoterapia.
È stata tramandata dai monaci come sistema di cura del corpo e dell’anima ed utilizzata per la prima volta, in ambito medico, nella prima metà del settecento da un medico londinese appassionato di musica, il Dottor Richard Brockiesby, il quale scrisse il primo trattato di musicoterapia. Porgeter, collega di Brockiesby, però, fu il primo a capire la necessità di una conoscenza molto approfondita della musica per la sua applicazione nella cura di alcuni disturbi mentali.
Oggi, grazie ai suoi avi, viene utilizzata in molti campi clinici, come ad esempio nei casi di disturbo dell’umore, psicosi, disturbi somatoformi ed a ridurre lo stress psicologico causato dai dolori durante la gravidanza, come ha di recente dimostrato una ricerca compiuta su 236 donne incinte, condotta dai ricercatori della Kaohsiung Medical University di Taiwan. È stato, inoltre, notato al Bryan Memorial Hospital di Lincoln (Nebraska) ed al St Mary’s Hospital di Mequon (Wisconsin) che la musica contribuisce a regolare significativamente la respirazione affannosa, nonché il battito cardiaco accelerato e la pressione sanguigna nei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico. Non si può assolutamente negare l’effetto benefico della musica, aiuta a migliorare il proprio stato d’animo ed è un ottimo modo per tenere sotto controllo l’umore. La musica ha la capacità di attivare i centri cerebrali del piacere, lì dove i neurotrasmettitori modulano la secrezione di serotonina, dopamina, noradrenalina. Alla McGill University di Montreal è stata effettuata una ricerca su un campione rappresentativo di studenti che ha ascoltato della musica particolarmente energizzante. I ricercatori hanno registrato tramite la PET (tomografia ad emissioni di positroni) la loro reazione cerebrale. Hanno notato che venivano irrorati di sangue maggiormente i centri deputati al piacere, gli stessi che si attivano quando si mangia, si gioca o si fa sesso. Il campo del marketing, come sempre, ha visto un’occasione nella correlazione musica-antistress ed ha creato diversi prodotti, tra questi è nato un sito, musicovery.com (juke box online con brainstorming correlato), che solo attraverso la sua registrazione ti aiuta a trovare la musica adatta al tuo stato d’animo. Fin dai tempi antichi la musica era considerata una pratica educativa, infatti Platone affermava che mentre le attività motorie facevano irrobustire il corpo, la musica arricchiva l’anima. Il legame tra musica e sport ha assunto un carattere quasi inscindibile. Quante volte ci è capitato di fare una corsetta con il nostro fedelissimo lettore musicale, oppure andare in palestra accompagnati sempre da ritmi adrenalinici coinvolgenti. Molti atleti utilizzano la musica come se si trattasse di una droga legale. La usano come stimolante o sedativo, soprattutto se devono superare delle prove di resistenza muscolare molto dure. I ricercatori dell’Università del Mediterraneo di Marsiglia hanno effettuato una ricerca su 24 studenti sottoponendoli ad un test estremamente faticoso. Quelli che facevano il test ascoltando della musica, riuscivano a tenere l'ansia ed i livelli di cortisolo sotto controllo, a differenza di chi aveva sostenuto il test senza musica. I ricercatori hanno quindi notato che la musica ha una notevole influenza positiva sui livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. Un’altra ricerca condotta alla Harvard Medical School di Boston e pubblicata sul Journal of Neuroscience, ha evidenziato che la musica studiata fin da bambini aiuta a migliorare le aree neurali motorie ed uditive, scolpendo il cervello trasformandolo proprio in virtù della sua plasticità.
Non è ancora stata ben definita l’area che si attiva quando si ascolta musica. C’è chi sostiene sia l’emisfero destro, quello che coglie i processi emotivi, mentre altri studiosi hanno dimostrato che anche l’emisfero sinistro, quello preposto ai processi logici, è altrettanto coinvolto. Le reazioni sono molto più complesse: i diversi elementi che compongono la musica (tono, ritmo, melodia) si distribuiscono su entrambi gli emisferi cerebrali. Emblematici per la scienza i casi di alcuni musicisti come Ravel (famoso per il Bolero) che, colpito da un ictus nell’emisfero sinistro del cervello, era in grado di comporre la musica nella testa ma incapace di scriverla sul pentagramma, ma continuò ugualmente, imperterrito, a dirigere la sua orchestra. Ascoltare musica è un momento sublime della nostra esistenza, ci fa dialogare con la nostra anima, come dice lo scrittore Alessandro Baricco, ci fa passare un momento estasiante, ci fa riflettere, dove c’è musica non può esserci nulla di cattivo, come scrive De Cervantes in “Don Chisciotte”. Attraverso la musica noi esprimiamo le nostre emozioni, ci sfoghiamo, facciamo trapelare tutta la comunicazione non verbale con il movimento del corpo, con la gestualità, con il ballo che dipinge il nostro essere interno.
La musica fa parte della storia dell’uomo, di quel percorso ancestrale e antropologico intriso di magia e rituali proclamati dagli sciamani. Fin dalla nascita del mondo a sempre catturato il nostro cervello dall’apparato uditivo, con i suoni della natura ricchi di fascino e velati di mistero. Si ritiene che apprezziamo la musica ancor prima di nascere, nel grembo materno. Senza musica la vita sarebbe un errore, come afferma Nietzsche nel suo libro “Crepuscolo degli idoli”. Non credo possa esistere qualcuno che possa fare a meno della musica, naturale o artificiale, il suo linguaggio universale cattura tutti. Ricordo le parole della canzone di Ramazzotti “Dove c’è musica” che invito ad ascoltare a coloro che non l’hanno ancora fatto e che esplica bene le sensazioni che si provano mentre si è cullati dalle note musicali: “Via-dove c'è musica c'è ancora fantasia-via coi nostri piedi sulle nuvole-e poi nell'anima fino in fondo all'anima dove c'è musica-io ci sarò”.
A cura di: dott. Pasquale Elia, Psicologo
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