Domenica, Maggio 26, 2013
   
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IL MORBOSO INTERESSE COLLETTIVO PER LA CRONACA NERA, PERCHE'?

Crescita Personale - Articoli

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Ciclicamente ci troviamo di fronte a notizie drammatiche, che inevitabilmente finiscono con l’attirare la nostra attenzione a causa dei contenuti e della gravità degli eventi che raccontano.                                      

Notizie relative a un terremoto catastrofico, un attentato terroristico che miete decine di vittime, oppure una vittima innocente di un folle, riescono a polarizzare il nostro interesse in modo quasi ipnotico facendoci riflettere e attorcigliare intorno a pensieri negativi. Questo fenomeno è molto peculiare, dal momento che, è in netta controtendenza con il comportamento che attuiamo continuamente nel quotidiano 24 ore su 24.

Gli esempi sono semplici: trovare un clochard agli angoli delle strade, leggere sul giornale la notizia di un omicidio-suicidio o venire a conoscenza di una guerra civile in qualche stato del terzo mondo. Numeri alla mano, siamo circondati da molti eventi tragici che ci scivolano addosso, salvo poi porre l’attenzione in modo costante, quasi ossessivo, su poche notizie, molte volte meno gravi di quelle che ignoriamo. Perché?

Alcune variabili possono essere illustrate dalla “vicinanza alla notizia” e dai “tasti” che attiva nella nostra sensibilità (religione, politica, sociale), andando contro a ogni processo razionale. Ad esempio, presupponendo che la perdita di 10 vite umane, sia notevolmente più grave (in termini numerici) di una sola vita, probabilmente rimaniamo più scossi nel leggere la notizia di un omicidio, all’interno della nostra città, che nel sapere che in una piazza posta, in chissà quale nazione sperduta, ci sia stato un eccidio (caso Tibet o Siria).

Vi è qualcosa, tuttavia, che spiega l’intensità e la dedizione con cui fissiamo la nostra attenzione su particolari eventi, piuttosto che su altri. Probabilmente l’effetto alone, dato dai mass-media, e la facilità con cui un evento si adatta alla discussione da piazza, sono ottimi veicoli d’interesse.                                         

Infatti, un episodio di cronaca, una volta spogliato e smontato nei suoi elementi più esterni, viene assorbito dal nostro pensiero e qui viene metabolizzato come fosse cellula, arrivando a crescere perdendo i connotati freddi della notizia. Quando questo processo avviene con più persone, al punto da raggiungere la quantità di “folla”, subentrano meccanismi completamente diversi che si distaccando dall’analisi personale, soggettiva della singola notizia.

Come spiegato efficacemente, oltre un secolo fa, dallo Psicologo Le Bon, la folla ragiona tramite i desideri e le aspirazioni . In questo caso, l'illusione popolare risulta essere più importante della realtà, perché ciò che conta non è portare a compimento tali improbabili sogni, quanto far credere alla folla di essere capace: "nella storia - aggiunge Le Bon - l'apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà". Le folle non si lasciano influenzare dai ragionamenti e sono colpite soprattutto da ciò che vi é di meraviglioso, in senso lato, nelle cose. Esse pensano per immagini che si succedono senza alcun legame.

L’esplicazione di quanto teorizzato da Le Bon la si realizza quotidianamente:  l’illusione di fondo e la volontà di vivere in un mondo positivo, pur sapendo che in realtà nessuno di noi si applica efficacemente , affinché ciò avvenga.                                                                                                                                                                          Ed  è cosi, che ogni tanto, si sente il bisogno di recuperare tutti insieme la nostra umanità, seguendo un totem immedesimato in una notizia di cronaca, plasmandosi in  titaniche  e pedanti dirette televisive, fine a se stesse, dal momento che la svolta nelle investigazioni dura pochi attimi. I social network, inoltre, arricchiscono questo processo d’identificazione con la massa ed aumentano la propria autostima. La concessione di luoghi virtuali di libera discussione, dove ciascuno fornisce la propria idea radicalizzata, come sfogo della propria pancia che impoverisce ogni decentramento della propria opinione  traducendosi in intolleranza verso chi la pensa diversamente. Fenomeno che, rafforzato dalla potenza della folla, si traduce in un’impulsività tipica della medievale caccia alle streghe, che oggi si ripresenta con la caccia all’orco sui Twitter e Facebook, salvo poi sbagliare clamorosamente  orco.

 

a cura del dott. Vito Brugnola

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