Domenica, Maggio 19, 2013
   
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DIPENDENZA DA FACEBOOK,ECCO LE CAUSE.

Crescita Personale - Articoli

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Se Internet è stata l’innovazione principale del XXI secolo, più di qualcuno converrà che la sua evoluzione si è avuta con l’avvento dei social network che hanno rivoluzionato le abitudini e i comportamenti di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Anche se esistono ancora tenaci virtuosi oppositori all’upload della propria vita sulla rete, è innegabile che l’arrivo dei vari Facebook o Twitter, abbia scavalcato muri fisici e infranto le barriere di uffici, abitazioni, camere e perché no, forse anche del proprio cervello.

Ne consegue che, una larga parte degli utenti dei social network,  alcune volte, non pensino in funzione di un libero pensiero creativo, indipendente, ma in virtù di cosa possa interessare la propria cerchia di amici in modo tale da condividere contenuti, foto che possano essere apprezzati da più gente possibile.      Ovviamente non è il caso di generalizzare: vi è una larga percentuale di iscritti ai social network che li utilizza sporadicamente o in maniera molto limitata, ma l’enorme volume di dati che secondo per secondo viene creata all’interno di questi spazi, lascia adito ad una serie di riflessioni.                                                             Testi di canzoni dimenticate, foto di improbabili pose nelle proprie camere o interi album fotografici che raccontano una giornata di svago, di riposo dal mondo intero (internet compreso?), o la condivisione di improbabili, quanto scontate frasi incollate su personaggi famosi con la faccia da duro, fanno sorgere il dubbio: viviamo per essere “condivisi”?

Quali sono i processi cerebrali che hanno portato a questo cambiamento comportamentale?

Numerosi studi si sono interessati di questo aspetto, ed a tal pro è interessante annoverare, tra questi, lo studio condotto  da un gruppo di ricerca guidato dai neuroscienziati Diana Tamir e Jason Mitchell dell’Università di Harvard (Usa).                                                                                                                                           I ricercatori hanno riprodotto, in un campione  di volontari,  una serie di processi comportamentali mirati alla descrizione di se stessi e all’apprezzamento di tali contenuti da parte delle persone circostanti. Ne più ne meno, quello che accade sui nostri monitor quando accediamo su Facebook o Twitter.                                     E’ emerso, nei soggetti volontari sottoposti a risonanza magnetica nucleare, che  questa attività elicitano componenti cerebrali deputate all’elaborazione delle emozioni ed in particolare zone finalizzate alla produzione del piacere tramite il rilascio di dopamina, neurotrasmettitore alla base di numerosissime funzioni.                                                                                                                                                                       Sembrerà strano, ma chimicamente parlando, il cervello, nelle sue regioni più profonde, reagisce in maniera quasi analoga sia quando vede acceso il pulsante delle notifiche di Fb o Twitter, sia quando si sta per preparare  alla pratica sessuale o ad un'altra attività fortemente piacevole. Successivamente subentrano zone corticali superiori che differenziano il significato di una notifica da quello di un incontro amoroso con il partner, ma le sensazioni di benessere fisico e mentale, date dalla dopamina, sono le stesse.

Potrebbe effettivamente essere questo, uno degli elementi per cui un semplice, quanto rinunciabile servizio, sia diventato cosi radicato nelle nostre abitudini. Un pizzico di egocentrismo e desiderabilità sociale non fa mai male, ma forse sarebbe meglio consumare dopamina lontani da una postazione PC.

 

a cura del dott. Vito Brugnola

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