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A volte sentiamo dire : “Come sarei felice se potessi realizzare il mio sogno“ oppure “Come sarebbe diversa la mia vita se potessi avere o fare ciò che desidero”. Poi capita che, vuoi la forza di attrazione o semplice caso quel traguardo inizia ad intravedersi e proprio quando meno ce lo aspettiamo, alcune persone in maniera del tutto inconscia mettono in atto dei tentativi di auto-sabotaggio mirati al NON reale raggiungimento della meta che si crede ambita. Così accade che persone per paura del successo si facciano lo sgambetto; ad esempio nella vita di coppia adottando comportamenti controproducenti, o nella vita lavorativa lasciandosi sfuggire delle opportunità di carriera. In ambito strettamente clinico poi, non è raro che persone in psicoterapia abbandonino il setting proprio nel momento in cui si percepisce la possibilità di una svolta.
Nel caso specifico della stanza d’analisi gli auto-sabotaggi prendono il nome di resistenze e sono atteggiamenti naturali in una terapia che spesso servono a tutelarci nei confronti di qualcosa a cui non siamo pronti e che non ci siamo ancora “legittimati” .
A questi tipi di atteggiamenti che potremmo definire ego-distonici, fanno da cornice la paura del fallimento, quella di non saper far fronte ad una delusione, o il timore che il raggiungimento dell’obiettivo possa in qualche modo portare a situazioni spiacevoli e/o pericolose per noi e per le nostre relazioni.
Avere quindi come alibi un impedimento reale che anche se inconsciamente abbiamo contribuito a creare , consente si scaricare le colpe davanti ad un insuccesso o a delle critiche .
Insomma con un gioco di parole direi che di fronte alla possibilità di mettere le mani in pasta, ci riduciamo a mettere le mani in tasca .
Ci ritroviamo così a non agire o a creare situazione tali a costringerci a rimanere “fermi” o comunque in quella che gli esperti di PNL (programmazione neuro linguistica ) chiamano zona di comfort .
Per zona di comfort intendo abitudini, modi di fare, cose che conosciamo ed i nostri schemi mentali, ovvero ciò che crediamo, che conosciamo e che ci dà sicurezza.
Le nostre credenze creano la nostra realtà e il cambiamento ci fa paura, ma è solo nell’affrontare il disagio del sentirsi inadeguati che si può crescere ed evolvere.
Diventare consapevoli dei nostri atteggiamenti controproducenti ci mette nelle condizioni di arginarli o di compensarli con altri più produttivi.
Di solito procrastinare le decisioni è uno degli atteggiamenti più usati per non andare alla scoperta del “nuovo” ma dà ottimi risultati di sabotaggio anche il guardare troppo lontano in modo da percepire così grande il percorso da fare da portare a rinunciarvi e a non partire affatto.
Perdere di vista il famoso “qui ed ora “, così tanto caro a noi psicologi ci fa pensare troppo alla presunta meta senza goderci affatto il viaggio perdendo così la possibilità di vivere in armonia con mente e corpo.
Un vecchio detto consiglia di non fasciarsi la testa prima di romperla, cercando di evitare il più possibile di agire secondo schemi preconfezionati .
Per tentare di evitare la consueta lotta contro i mulini a vento attingo poi dal pensiero di uno degli psicologi più famosi e concludo regalandovi una massima di Carl Jung: “ I problemi più grandi e importanti della vita sono, in fondo, tutti insolubili……non potranno mai essere risolti, ma soltanto superati ".
A cura della dott.ssa Clara Barone
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