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La paura di perdere mamma e papà o persone particolarmente significative che ne fanno le veci può costituire un vero e proprio trauma per un bambino.
Questa paura nota come disturbo d’ansia da separazione è infatti riscontrabile in maniera particolare nell’infanzia e nell‘adolescenza in età inferiori ai 18 anni, raramente, anche negli adulti, con esordio precoce prima dei sei anni.
C’è, nel bambino con questo disturbo, una predisposizione appresa, alla paura di separarsi, di perdere la propria figura di attaccamento. Infatti tale paura può insorgere anche quando non c’è un’effettiva separazione reale, ossia, anche quando tale separazione è solo simulata col pensiero. I bambini che non hanno sviluppato un attaccamento molto sicuro con i propri genitori ossia quando non sono stati abbastanza rassicurati della presenza fisica e supportiva dei genitori, possono presentare tale disturbo.
Restando però troppo vicini ai genitori, come ancorati ad un ancora, non sviluppano il desiderio di esplorare lo spazio e la vita loro circostante. Il loro specchio è il genitore, il mondo circostante non ha colori, infatti non ne sono attratti , poiché il pensiero di potersi allontanare troppo, suscita in loro una paura troppo grande, che gli fa apprendere un modello sbagliato, ossia, “sei sempre sicuro con mamma e papà“, “non sei mai sicuro senza mamma e papà”.
Cosa teme il nostro bambino quando ha così tanta paura di perderci ?quali sono i sintomi di questo disturbo?
Ciò che viene temuto dai bambini con questo disturbo è la separazione da casa o appunto dai genitori.
La paura di perdere mamma e papà , ossia le figure di attaccamento fondamentali per lo sviluppo psicofisico del bambino, può manifestarsi in vari modi: malessere eccessivo e ricorrente, anche con sintomi fisici (analoghi all’attacco di panico), in occasione di allontanamenti reali o solo previsti; preoccupazione esagerata e persistente per la possibilità di perdere i genitori o che accada loro
qualcosa di brutto; preoccupazione spropositata e costante per la possibilità che accada qualche cosa che porti a una separazione dai genitori (per esempio, perdersi); tentativi di evitare situazioni di lontananza dai genitori, anche se si tratta semplicemente di andare a dormire; con ,inoltre, frequenti incubi sul tema della separazione.
Secondo i criteri diagnostici per il Disturbo d'Ansia di Separazione secondo il DSM-IV-TR* per poter parlare di disturbo d’ansia da separazione è necessario che la paura si manifesti in alcuni specifici modi.
I criteri diagnostici per il Disturbo d'Ansia di Separazione secondo il DSM-IV-TR* mettono in evidenza alcuni sintomi fondamentali che possono aiutarci a riconoscere nel nostro bambino se c’è la presenza di un tale disturbo.
Secondo il DSM-IV-TR* troviamo appunto:
un malessere eccessivo ricorrente quando avviene la separazione da casa o dai principali personaggi di attaccamento o quando essa è anticipata col pensiero, con persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo alla perdita di questi ultimi o alla possibilità che accada loro qualche cosa di dannoso.
Persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo al fatto che un evento spiacevole e imprevisto comporti separazione dai genitori , con evidente riluttanza o rifiuto di andare a scuola o altrove per la paura di separarsi e di rimanere soli.
Infine presenza di riluttanza o rifiuto ad andare a dormire senza avere vicino uno dei due genitori con ripetuti incubi sul tema della perdita, della separazione o con ripetute lamentele di sintomi fisici, come ad esempio: mal di testa, dolori di stomaco, vomito.
Tutto ciò causa disagio clinicamente significativo con compromissione dell’area sociale -scolastica.
Di fondamentale importanza è insegnare al bambino che c’è un mondo bello che se vuole può esplorare, incoraggiarlo però , lasciando tra l’incoraggiamento e l’esortazione uno spazio che lo indurrà a una libera scelta, questo spazio lasciato al bambino, è rappresentato da un genitore non iperprotettivo, né un genitore assente. Il bambino deve nello stesso tempo sapere che il genitore è li quando ce ne è bisogno, ma deve anche sapere che ha abbastanza spazio per se stesso e per esplorare il nuovo mondo che gli proietta di fronte.
a cura del dott. Massimiliano Stocchi e di Zaira Bianco
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