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I risultati di uno studio pubblicati sul “Journal of Neurophysiology” ci potrebbero aiutare a comprendere perché il rifiuto nell’amore romantico può essere difficile da accettare, e soprattutto può darci un aiuto a capire perché vengono messi in atto comportamenti estremi come lo stalking, l’ omicidio e il suicidio: comportamenti che ultimamente nelle cronache italiane, ma in tutte le società moderne, sono all’ordine del giorno.
Per coloro che sono stati respinti di recente, il cervello può considerare l'amore come una droga e il desiderio è agli stessi livelli di un dipendente da cocaina: infatti quando si è respinti dalla persona che si ama, il cervello sembra incrementare la sua attività nelle aree legate alla motivazione, alla ricompensa e alla dipendenza.
Ciò spiega perché è così difficile controllare sia il senso d’angoscia che si prova dopo una delusione amorosa, sia la non voglia di arrendersi al destino.
In questo studio, i ricercatori hanno usato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per registrare l'attività cerebrale in 15 universitari, di cui 5 uomini e 10 donne eterosessuali, che erano stati recentemente lasciati dai loro partner, di cui dichiaravano di essere ancora profondamente innamorati e di pensare alla loro storia d’amore finita per l’85% della giornata, inoltre, tutti avevano ottenuto il massimo punteggio in un test psicologico chiamato “Passionate Love Scale”, che determina l'intensità dei sentimenti romantici.
Nessuno dei partecipanti era sposato con il loro ex partner e tutti avevano avuto una relazione con quella persona per una media di 21 mesi, ed erano stati abbandonati da una media di 63 giorni.
Ai partecipanti, a turno venne fatta vedere una foto del (o della) loro ex partner e una fotografia di una persona diversa che non ispirava né sentimenti buoni né cattivi, inoltre, è stato chiesto loro di contare all'indietro: tale conto alla rovescia è stato utilizzato come distrattore, in tal modo si verificava uno spostamento della circolazione sanguigna in zone del cervello non collegate alla commozione.
I ricercatori hanno trovato maggiore attività in un area nel cervello medio, che controlla la motivazione e la ricompensa ed è conosciuta per essere coinvolta nei sentimenti dell’ amore romantico, nella corteccia prefrontale che controlla le dipendenze, e nella corteccia insulare, che è un’ area da cui dipende il dolore fisico e il senso d’ angoscia.
Quindi: "L'amore romantico è una dipendenza: è una meravigliosa dipendenza quando le cose vanno bene ma diventa terribile quando le cose vanno male," ha dirlo è stato Helen Fisher, della Rutgers University nel New Jersey, che ha coordinato tale studio.
Questi risultati dimostrano come un rifiuto amoroso possa andare ad innescare una forma di dipendenza, affermano gli autori. Una sorta di motivazione all’azione per cercare di riconquistare l’amore perduto e non arrendersi, talvolta, in modo del tutto inutile e con atti violenti o intimidatori. C’è da dire però che ci sono persone che sono in grado di gestire il rifiuto meglio di altri, e la ricerca dovrebbe aiutare a capire cos’è che differenzia queste persone.
Se l'amore è una droga, e noi riusciamo a liberarci dall’ossessione del nostro amore perduto e come se riuscissimo a smettere di fumare. Non scrivere, non chiamare, non farsi vedere, buttare via ciò che ci ricorda lui o lei, e cercare di non esserci amici per un po’ non può farci altro che bene. In questi casi la cosa migliore sarebbe quella di provare cose nuove: le novità fanno salire i livelli di dopamina nel cervello, che ci può aiutare a sentirci meglio.
A cura del dott. Massimiliano Stocchi e di Serena Ranalli
Redazione di IGEA Centro Promozione Salute
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