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L'isolamento sociale è spesso descritto come qualcosa di “freddo” e “gelido”, infatti, ad esempio quando descriviamo situazioni dove il coinvolgimento sociale è decisamente scarso usiamo metafore del tipo: “sguardo glaciale” o “gelida accoglienza”.
Ma l' esclusione sociale fa davvero sentire freddo?
Uno studio effettuato da due psicologi Chen-Bo Zhong e Geoffrey Leonardelli dell' Università di Toronto Rotman School of Management aveva come obiettivo principale quello di verificare se l'isolamento sociale potesse davvero generare la sensazione fisica del freddo.
Tale ricerca è riuscita a dimostrare che c'è una base psicologica dietro l'utilizzo di queste metafore in quanto collegano le temperature fredde ai sentimenti di solitudine, di disperazione o di tristezza.
Inoltre, essi hanno dimostrato che più le persone si sentono trascurate maggiori saranno le probabilità che sceglieranno bevande e cibi caldi. Quindi, quando ci si sente esclusi si preferisce bere un bel caffè caldo o mangiare zuppe e brodi fumanti. Secondo Goeffrey Leonardelli, uno degli autori della ricerca, queste preferenze possono essere dei meccanismi di coping per combattere l'isolamento.
Per poter sostenere quanto appena detto e che le sensazioni astratte possano influenzare le percezioni fisiche i ricercatori hanno effettuato due esperimenti, il primo esperimento prevedeva che i partecipanti ripensassero a due precise esperienze vissute in passato: una riguardante una situazione di esclusione, l'altra di coinvolgimento sociale.
In questo esperimento iniziale sono stati coinvolti 65 soggetti divisi in 2 gruppi. Ai componenti del primo gruppo veniva chiesto di ricordare un' esperienza personale in cui erano stati emarginati o rifiutati: in questo caso lo scopo era quello di far rivivere quei sentimenti spiacevoli di isolamento e solitudine. Mentre al secondo gruppo venne chiesto di ricordare un'esperienza in cui, invece, si era accettati in un gruppo.
Dopo di che i ricercatori hanno chiesto ai volontari di stimare la temperatura della sala in cui si trovavano, e hanno potuto notare che tali stime variano ampiamente: basta il ricordo di una situazione di esclusione sociale per ritenere la temperatura di una stanza inferiore rispetto a quando si ricorda un momento in cui ci si è sentiti accolti.
Nel secondo esperimento, invece di fare affidamento sui ricordi dei volontari i ricercatori hanno manipolato un gioco virtuale facendo vivere ai partecipanti la sensazione di essere rifiutati, come quella che si prova quando si è trascurati dagli altri giocatori durante un videogioco interattivo. Ai soggetti veniva chiesto di giocare tra loro a calcio via computer, il programma tuttavia era studiato per offrire maggiori occasioni di gioco ad alcuni partecipanti a discapito di altri. Alla fine di tale gioco si chiedeva ai partecipanti le loro preferenze su cibi e bevande. In questo caso, i soggetti che erano stati esclusi, sostenevano di preferire bevande calde rispetto a bevande e cibi freddi.
La spiegazione per tali preferenze va ricercata nel fatto che le persone che si sentono isolate, percepiscono maggiormente freddo e hanno pertanto maggiore desiderio di alimenti caldi, in grado di compensare la spiacevole sensazione di gelo.
Questi risultati aprono nuove opportunità per esplorare l'interazione tra ambiente e psicologia: ad esempio la ricerca sul disturbo affettivo stagionale, una forma depressiva che si manifesta solo d' inverno, si basa sull'idea che la mancanza di luce solare durante questa stagione provochi sentimenti di depressione. Questo studio dimostra che il “freddo” che caratterizza i mesi invernali può contribuire ai sentimenti di tristezza e di isolamento.
A cura del dott. Massimiliano Stocchi e di Serena Ranalli
Redazione di IGEA Centro Promozione Salute
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