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La dislessia evolutiva costituisce l'entità clinica più rappresentativa della categoria dei disturbi specifici dell'apprendimento (DSA). Con il termine "dislessia evolutiva" si intende una difficoltà nella lettura non dovuta ad altri fattori, come cattiva istruzione, deficit sensoriali o ritardo mentale.
La principale caratteristica della dislessia è la specifica difficoltà nell’apprendere e automatizzare la capacità di decodifica. Il disturbo è relativo quindi alla lettura strumentale e si manifesta come una difficoltà a carico della velocità e della correttezza della lettura. Tale problema si manifesta tipicamente fin dall’inizio della scuola primaria e può persistere lungo tutto il percorso scolastico e anche in età adulta.
La dislessia è spesso associata ad altri quadri patologici, come difficoltà ortografiche (disortografia), nel calcolo (discalculia), o anche altri disturbi quali il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD), problemi comportamentali e di umore.
La procedura diagnostica deve essere quindi indirizzata prima di tutto alla definizione nosografica e successivamente alla definizione del progetto riabilitativo.
In particolare, per quanto riguarda il trattamento della dislessia e più in generale dei DSA, non esiste un unico trattamento che possa essere considerato elettivo. Sono dei disturbi complessi, che tendono ad associarsi tra loro e anche con altri disturbi. Pertanto, è necessario prevedere una presa in carico complessiva, in cui i diversi tipi di intervento devono essere messi in atto nelle diversi fasi evolutive, in relazione alle particolari caratteristiche del disturbo.
Inoltre, particolarmente importante è la scelta degli strumenti compensativi e dispensativi (previsti dalla legge 170/2010), in base al profilo personale di apprendimento e alle oggettive difficoltà del bambino.
A cura della dott.ssa Maria Rosaria Tamborrino
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