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Fisiologicamente parlando, la paura può essere localizzata in un'area del cervello, posta sopra al tronco encefalico, vicino alla parte inferiore del sistema limbico: l'Amigdala. Quest'ultima quando abbiamo paura, invia a tutte le parti del cervello messaggi di "allarme". Il corpo in questo modo si organizza stimolando la secrezione degli ormoni che innescano le reazioni di combattimento, difesa, o fuga, mobilitando i centri del "movimento" e attivando il sistema cardiovascolare.
Sappiamo che appena in tv viene trasmessa la notizia di un delitto, si attiva in noi un meccanismo che ci tiene incollati e ci vede presi dalla storia finchè non si scopre chi è il colpevole. Ma perchè ci accade questo?
Gli esperti che si sono preoccupati di rispondere a tale quesito, spiegano che diversi sono i motivi.
In primis si tratta di istinto di sopravvivenza, che sprona a informarci precisamente su ciò che è accaduto in un caso di omicidio, così da non correre lo stesso pericolo. Siamo, infatti, "programmati" per approfondire tutte quelle situazioni potenzialmente pericolose, che potrebbero mettere a repentaglio la nostra esistenza e quindi il mantenimento della specie.
La paura, infatti, è uno dei principali strumenti di difesa dell'individuo, è uno stimolo importante per attivare quelle reazioni che ci servono per difenderci dai pericoli dell'ambiente.
Altro motivo è "il senso di giustizia" che ci appartiene e quindi la volontà di vedere il colpevole accusato grazie alla legge. Questa sensazione di "vittoria" del bene ci rincuora e ci tranquillizza.
A volte invece è solo una questione mediatica, il voler fare notizia da parte di giornalisti che inventano dei titoli da prima pagina per portare la nostra attenzione nei riguardi dei fatti di cronaca nera.
Ci potrebbe anche essere una perversa attrazione per le azioni "cattive", laddove l'omicida diviene addirittura una figura in positivo, una specie di eroe, dal quale - peraltro - possono scaturire processi di emulazione. I più famosi assassini del mondo ricevono, in carcere, valanghe di lettere di ammiratori e ammiratrici estasiati dalle loro gesta "eroiche".
E' stato poi condotto uno studio, a tal proposito, da E. Andrade dell'University of California e da Joel B. Cohen dell'University of Florida, dove si è ricercato il perché ci piace tutto ciò che fa paura.
Gli scienziati hanno scoperto che gli spettatori di un film horror per esempio sono felici di essere infelici. Cioè godono delle esperienze negative ene traggono beneficio, poichè sanno che si sta assistendo a una storia inventata che non li procurerà alcun pericolo.In pratica la paura, l'angoscia che scaturisce da una scena terrificante, viene vissuta positivamente, trasformandosi in un sentimento che ci fa gioire e sentire più vivi. È un po’ ciò che accade anche con l'eccitazione derivante dagli sport estremi, dove all'"orrore" del rischio, fa seguito la spinta adrenalinica che offre una sensazione di benessere.
Oggi, purtroppo,bisogna dire che si arrivano a fare "gesti" estremi come quello di saltare da un balcone all'altro,(moda scoppiata in alcune isole spagnole negli ultimi anni, dove sempre più sono le vittime) e si è affermato, in riferimento a ciò, che quando si ha paura di qualcosa si attivano le aree legate alle "emozioni", in risposta alla necessità di mettersi "alla prova": infatti, ci si impegna a resistere anche alle scene potenzialmente più rischiose per dimostrare a se stessi che si ha il coraggio di superare ogni tipo di prova.
Insomma, è inevitabile essere attratti da ciò che fa paura, fa parte del nostro essere.
A cura della dott.ssa Beatrice Chiriatti
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