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L’apprendimento è una funzione non solo cognitiva, ma anche affettiva: viene infatti facilitato o messo in difficoltà dalle emozioni. Non si deve dimenticare che l’ interesse e la demotivazione non sono accadimenti separati dagli stati d’animo o dal legame emotivo che attraversa il soggetto.
Meltzer e Harris sottolineano che apprendimento e conoscenza possono funzionare a condizione che le emotività e la sofferenza siano in qualche modo “ contenute”.
E’ importante riflettere sul ruolo che i fattori affettivi, ansie, umori e stati emotivi hanno nel favorire o ostacolare, modulare e intenzionare l’apprendimento al fine di eliminare nuclei, conflitti e problematiche che impediscano il sano svolgimento del percorso formativo dello studente. L’insicurezza, la paura del fallimento, l’incapacità a tollerare la frustrazione, il narcisismo, costituiscono alcuni di questi impedimenti a cui va aggiunta l’ambivalenza nei confronti dell’apprendere. Spesso può esservi un rigetto nei confronti dell’apprendimento perché questo è infinito e, per definizione, mette di fronte al dubbio e all’ incertezza.
Pertanto la psicoanalisi e non solo ha individuato nella narrazione una via di accesso all’inconscio e un’azione organizzante sulla psiche, che permette di elaborare e modulare le emozioni. Nella narrazione è possibile classificare e interpretare i vissuti mediante la costruzione di modelli cognitivi e affettivi comuni.
Il diario, l’autobiografia o la trascrizione di un racconto, come osservazione retrospettiva della propria esistenza, rappresentano pratiche di cura interiore in quanto permettono di definire e riconoscere intenzioni, progettualità, orientamenti e ne promuovono una revisione critica. Fondamentale è il fatto che nella narrazione ci si sofferma a riflettere sul proprio stile di vita, su ciò che è più intimo e personale scrivendosi di tutto quanto occorre per entrare in contatto con se stessi. Infatti attraverso la scrittura autobiografica si alternano momenti di riflessione individuale a momenti di autoanalisi. Anche all’interno dei gruppi, quella della narrazione è una modalità comunicativa rilevante dal momento che gli scambi interpersonali (anche su fattori esistenziali apertamente discussi, quali vita, morte, libertà, responsabilità, volontà) sono di struttura narrativa.
La scrittura dunque rappresenta una risorsa preziosa per la promozione di processi di riflessione e mentalizzazione: favorendo la sospensione dell’azione, essa organizza l’osservazione, facilita la pensabilità delle emozioni e la rielaborazione dei vissuti. Secondo alcuni recenti studi all’interno di un vertice di formazione principalmente gruppale, il resoconto può essere presentato agli studenti di psicologia come un modo di costruire la conoscenza clinica entro la relazione, attraverso l’elaborazione critica dell’esperienza che gli studenti stessi possono fare del contesto formativo universitario nel momento in cui si misurano con la resocontazione.
Sarebbe estremamente importante costruire all’interno della formazione universitaria, un ponte tra emozione e pensiero, tra esperienza formativa vissuta e partecipata e obiettivi della futura professione. Dunque perché non rivalutare l’importanza del raccontare l’esperienza universitaria? Può sembrare banale e poco adatto alla logica dei nostri tempi che spinge a correre e produrre senza spazi dedicati alla riflessione ma raccontare la propria esperienza è fondamentale per il benessere psicologico di uno studente poiché aiuta a riconsiderarla, ridefinirla slegandola da nodi cruciali che talvolta possono causare sofferenza e dolore.
A cura della dott.ssa Desirée Gervasio
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