
Scrive Repubblica che in Italia, come in Francia, si comincia a discutere del rito scolastico più inossidabile, i compiti, odiato dagli studenti, sopportato dai genitori, imposto come un dogma dai professori. Ma sempre immutato. Nella scuola ci sono stati negli anni alcuni cambiamenti, molti slittamenti, qualche rivoluzione mancata, ma i compiti sono sempre rimasti, emblema del dovere, senza che nessuno osasse toccarli. Ora, dice il ministro dell’Istruzione, è venuto il momento:
«Oggi i ragazzi ricevono molti stimoli anche dall’ambiente extrascolastico, e quindi deve cambiare la struttura dei compiti e delle lezioni », ha chiarito Francesco Profumo durante una visita a due istituti di Ancona. «Se oggi si dà una versione di greco o latino, mi racconta mia moglie che è insegnante, quasi sempre la traduzione si trova su internet. C’è anche un sito specializzato, basta inserire tre parole… Insomma, dobbiamo essere più “smart” dei ragazzi». Più furbi. È necessario, dice Profumo, che gli studenti inseguano noi, e non che noi, gli adulti, inseguiamo loro.



