Tesi Online: La presa in carico del bambino con Dsa e Adhd tramite il potenziamento delle funzioni esecutive

Presentazione

L’elaborato si propone di delineare un quadro il più possibile completo, sia dal punto di vista teorico che clinico, dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD), disturbi del neurosviluppo caratterizzati da condizioni croniche e multifattoriali che conducono ad uno sviluppo atipico delle funzioni cognitive superiori e ad una disfunzionalità del comportamento e dell’adattamento socio-relazionale del bambino.

Nella prima parte viene tracciato il profilo dei DSA in base ai principali manuali diagnostici internazionali, con l’indicazione degli specifici elementi caratterizzanti che interferiscono significativamente con l’acquisizione ed automatizzazione delle abilità scolastiche quali lettura, scrittura e calcolo, il tutto in assenza comprovata di deficit intellettivi e sensoriali.

Similarmente ai DSA viene descritto nelle sue specificità anche l’ADHD, disturbo del neurosviluppo caratterizzato da persistenti difficoltà di attenzione, impulsività e iperattività che si traducono in un significativo impatto negativo sul rendimento scolastico, sulle relazioni sociali e sul benessere emotivo del soggetto.

Ad accomunare i disturbi, sebbene presentino manifestazioni sintomatologiche differenti, vi è un nucleo comune di disfunzionalità a carico delle funzioni esecutive e dei circuiti di autoregolazione cognitiva ed emotiva. In particolare è stato posto l’accento sui modelli eziopatogenetici che sottolineano la natura multifattoriale dei disturbi: la letteratura scientifica conferma la presenza di una forte componente genetica, testimoniata dagli studi sui gemelli e dalle ricorrenze familiari, ma anche il ruolo dei fattori ambientali prenatali e perinatali nel modulare l’espressione fenotipica del disturbo (esposizione a sostanze tossiche, prematurità, stress materno).

Particolare attenzione è stata posta sull’analisi delle basi neurobiologiche, grazie alle indagini di neuroimaging strutturale e funzionale (fMRI, PET, MRS) che hanno permesso di identificare specifiche anomalie nelle reti neurali coinvolte nell’elaborazione linguistica, nel controllo attentivo e nella regolazione comportamentale. In particolare, la ridotta attività nelle aree temporo-parietali sinistre, deputate al processamento fonologico, è compensata da un’iperattivazione delle aree controlaterali per quanto concerne i DSA; diversamente, il pattern associato all’ADHD testimonia una iperattivazione dei network di default e sensomotori a scapito dei circuiti frontostriatali e fronto-parietali che governano la pianificazione ed il controllo inibitorio, da cui scaturiscono gli aspetti caratteristici del disturbo quali impulsività, deficit attentivo e scarsa regolazione motoria.

Dal punto di vista neurochimico invece, è determinante una forte disregolazione del circuito dopaminergico e noradrenalinergico; in particolare, nei casi di ADHD, dopamina e noradrenalina, neurotrasmettitori indispensabili per la motivazione e i processi attentivi, sono scarsamente disponibili a livello della corteccia prefrontale, area che gestisce la capacità di mantenere l’attenzione su compiti prolungati, di filtrare gli stimoli
irrilevanti e di modulare la risposta comportamentale, determinando difficoltà di concentrazione, autoregolazione, impulsività e iperattività motoria.

Viene analizzata anche la dimensione emotiva che scaturisce dalla presenza di questi disturbi; entrambi, infatti, se non adeguatamente riconosciuti e trattati, possono determinare comportamenti di evitamento, difficoltà relazionali e rischio di comorbidità con disturbi internalizzanti come ansia e depressione. Ne consegue la necessità di interventi integrati e multidimensionali che mirino non solo al recupero delle abilità deficitarie, ma anche al potenziamento delle risorse cognitive, emotive e relazionali del bambino, in una prospettiva di reale inclusione e benessere psicosociale.

Nel capitolo successivo è stato approfondito in modo sistematico il processo diagnostico dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), integrando la prospettiva normativa, clinica e psicometrica con quella educativa. È stato analizzato il percorso diagnostico, fondato su evidenze empiriche e su strumenti standardizzati, in una sequenza di fasi fortemente connesse.

I disturbi affrontati nel presente elaborato sono stati declinati anche in chiave normativa, alla luce della Legge 170/2010 e delle Linee Guida del MIUR; questi pilastri normativi disciplinano le forme di tutela degli studenti con DSA, assicurando la possibilità di usufruire di misure compensative e dispensative a seguito di una diagnosi certificata, sempre che vi sia a monte un processo valutativo accurato, capace di integrare osservazione clinica, dati psicometrici e informazioni ecologiche, restituendo una comprensione globale del funzionamento del minore.

Anche in questa prospettiva lo psicologo svolge un ruolo chiave non solo nella formulazione della diagnosi, ma anche nella mediazione tra il sistema clinico e quello scolastico, traducendo i risultati psicometrici in indicazioni operative per l’elaborazione del Piano Didattico Personalizzato (PDP) o, nei casi più complessi, del Piano Educativo Individualizzato (PEI), che si configura come un progetto educativo a valenza psicopedagogica e relazionale.

Il terzo capitolo della tesi si concentra sul ruolo delle funzioni esecutive (FE), quell’insieme di processi cognitivi di ordine superiore deputati al controllo, alla regolazione e all’organizzazione del comportamento finalizzato al raggiungimento di obiettivi specifici. Si è dapprima affrontato l’aspetto anatomo-funzionale, evidenziando come le FE dipendano in larga parte dalla corteccia prefrontale, la cui maturazione è lenta e prolungata e procede fino alla prima età adulta, per poi analizzare il principale modello teorico sull’argomento ovvero il Modello Tripartito di Miyake et al. (2000) che identifica tre componenti fondamentali: lo Shifting (flessibilità cognitiva), l’Updating (memoria di lavoro) e l’Inhibition (inibizione delle risposte automatiche).

Attraverso un’analisi teorica e clinica, il capitolo argomenta come il rafforzamento delle FE non sia solo un obiettivo cognitivo, ma un processo complesso di autoregolazione che coinvolge dimensioni emotive, motivazionali e relazionali del soggetto in età evolutiva. Partendo dal riconoscimento della centralità dell’Evidence-Based Practice (EBP) come principio metodologico che coniuga rigore scientifico, competenza clinica e personalizzazione dell’intervento, si è voluto spostare il focus dalla “correzione del deficit” al potenziamento delle risorse cognitive.

L’elaborato si conclude ribadendo la necessità di adattare gli interventi alle differenze individuali, tramite un approccio che si fondi su interventi personalizzati e dinamici, capaci di adattarsi alla traiettoria evolutiva del bambino. L’obiettivo non è soltanto migliorare una funzione cognitiva, ma costruire contesti di apprendimento autoregolato, in cui la dimensione relazionale e affettiva diventa parte integrante del potenziamento stesso.

In conclusione, solo un approccio integrato — cognitivo, metacognitivo, comportamentale e relazionale — può realmente promuovere la crescita del bambino come soggetto pensante, autoregolato e competente, in grado di trasferire le proprie abilità esecutive in tutti i contesti di vita.

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