Analisi comportamentale : principi base per una corretta analisi nell’intervista investigativa

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L’ analisi comportamentale implica lo studio delle inferenze fatte dall’osservazione dell’atteggiamento di un’altra persona.

Le persone spesso associano comportamenti specifici, tipo la mancanza di contatto degli occhi, con l’inganno. Ma, in realtà, possono esserci molte ragioni per cui una persona può evitare il contatto oculare con il suo interlocutore e queste nulla hanno a che fare con la menzogna; tra tali motivazioni troviamo, ad esempio, la cultura di appartenenza.

Quotidianamente, noi mettiamo in atto dozzine, se non centinaia, di inferenze basate sull’osservazione comportamentale; ad esempio, intuiamo se una persona è arrabbiata, se qualcuno è attratto da noi, se nostro figlio ha fame, se due persone si odiano, se un nostro caro non sta prendendo le medicine.

Questo fenomeno è così naturale ed automatico, da farci dimenticare che, alla base delle inferenze, esiste un vero e proprio processo mentale.

Ad esempio: sentiamo piangere un bambino di sei settimane nella culla. Il bambino viene nutrito ogni 4 ore ed è stato allattato l’ultima volta circa 4 ore fa. In passato, il pianto si è placato quando il bambino è stato alimentato; ergo: il bambino ha fame.

Quando si effettua questa analisi comportamentale, la nostra mente, per essere completamente accurata, dovrebbe pensare: “Quell’uomo è probabilmente arrabbiato“, “Penso che quella ragazza mi piaccia“, “Credo che il mio bambino abbia fame“.

In questo articolo andremo ad analizzare le inferenze inerenti alla rilevazione della menzogna, soprattutto in un ambiente controllato. Al fine di rilevare l’inganno, ci sono due grandi inferenze che vengono fatte attraverso l’ analisi comportamentale.

La prima riguarda inferenze di colpevolezza o innocenza, vale a dire, “questa persona è responsabile di un particolare crimine o no?

La seconda inferenza è quella relativa alla verità o menzogna ovvero: “quando questa persona afferma determinate cose, sta dicendo la verità oppure no?

Per risolvere un caso è essenziale, per un investigatore, rendersi conto della differenza tra “colpa” e “menzogna“.

Si consideri il seguente scambio nel corso di un’intervista:

D: “Hai mai pensato di dare fuoco a casa tua per prendere i soldi dell’assicurazione?

R: “Beh certo. Penso che ognuno di noi abbia pensieri del genere.

la risposta verbale di questo sospettato alla domanda dell’investigatore è veritiera. Tuttavia, il contenuto della risposta fa dedurre un senso di colpa per aver dato fuoco alla sua casa.

La ricerca nel campo dell’ analisi comportamentale indica generalmente precisioni accurate nell’ identificazione di colpevolezza o innocenza, della verità o inganno.

Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che le inferenze comportamentali possono comunque rivestire un’importanza diversa dalle prove fisiche e/o testimoniali. Ad esempio, si consideri un sospettato a cui si mostra un video di sorveglianza che lo riprendeva chiaramente mentre egli usciva dalla stessa stanza d’albergo in cui una donna è stata ritrovata stuprata ed uccisa. Durante l’interrogatorio, l’uomo nega con fermezza di essere mai entrato in quella camera. Tuttavia, il contenuto del suo comportamento verbale (che viene contraddetto dalla prova video), suggerisce il forte senso di colpa dell’indagato per il reato. Durante questa intervista, la sua postura è rigida e congelata e, quando gli viene chiesto se abbia mai incontrato la vittima, spolvera pelucchi immaginari dai pantaloni. Inoltre, egli si torce le mani e suda, nonostante la temperatura nella stanza sia di un livello gradevole. Anche se questi comportamenti sono indicativi di menzogna ed eventuale senso di colpa del soggetto, hanno un peso sicuramente inferiore rispetto alla prova documentata dalla videocassetta.

Per capire la natura delle inferenze, deve essere chiaro che la comunicazione avviene a tre livelli nettamente diversi:

1. canale verbale: scelta e disposizione delle parole per inviare un messaggio;

2. canale paralinguistico: caratteristiche del discorso che esulano dall’ambito delle parole;

3. canale non verbale: postura, movimento delle braccia e delle gambe, contatto oculare, espressioni e microespressioni facciali.

Nell’ analisi comportamentale di un indiziato, al fine della rilevazione di una possibile menzogna, ci sono cinque principi essenziali che devono essere seguiti per aumentare la probabilità di accuratezza delle inferenze successive. Il mancato riconoscimento di uno qualsiasi di questi principi aumenta la probabilità di fare inferenze errate riguardo al comportamento di un sospettato.

Ricordiamo sempre, comunque, che non esistono comportamenti specifici associati a verità o inganno. Infatti, le osservazioni comportamentali che l’ investigatore fa nei confronti di un sospettato, non sono peculiari di verità o inganno; piuttosto esse riflettono lo stato emotivo del soggetto, i suoi processi cognitivi e l’eccitazione fisiologica interna sperimentati nel corso di una risposta. Gli stati emotivi più spesso associati all’inganno sono: paura, rabbia, imbarazzo, sdegno, o speranza (di farla franca). I processi cognitivi possono rivelare preoccupazione, disponibilità, fiducia rispetto all’ offrire una spiegazione non realistica per il crimine, l’essere sulla difensiva, o l’essere eccessivamente gentile. Ci sono anche le risposte fisiologiche interne che provocano risposte comportamentali esterne, come la secchezza di gola, il pallore della pelle, la dilatazione pupillare, o l’arrossire. Osservato singolarmente, certamente, nessuno di questi fenomeni deve portare un investigatore alla conclusione della sincerità o della menzogna di un soggetto.

Valutare la “coerenza” tra tutti e tre i canali di comunicazione. Quando un sospettato invia messaggi comportamentali coerenti in tutti e tre i canali, l’investigatore può avere maggiore fiducia nella valutazione dell’onestà della risposta del soggetto. Tuttavia, quando esistono incongruenze tra i canali, egli deve necessariamente andare a fondo nella ricerca delle possibili cause di questa incoerenza.

Valutare i comportamenti non verbali e paralinguistici con il messaggio verbale del soggetto in un determinato contesto.Per valutare al meglio il probabile significato dello stato emotivo del soggetto, il comportamento non verbale e paralinguistico deve essere considerato all’interno del contenuto della risposta verbale del sospettato, l’ambiente e le altre circostanze dell’interrogatorio.

Considerate i seguenti due esempi:

Domanda (D 1): “Mike, prima di oggi, sei mai stato interrogato da un datore di lavoro per un furto?

Risposta (R 1): “Beh, um, due anni fa ho lavorato in un negozio di ferramenta dove risultavano delle scorte mancanti e tutti i dipendenti furono interrogati…effettivamente io avevo preso alcune cose dal magazzino…” [il soggetto incrocia le gambe, guarda verso il pavimento, e si aggiusta la manica della camicia.]

Domanda (D 2): “Joe, hai rubato tu l’ammanco di 2500 $?

Risposta (R 2): “No, non l’ho fatto.” [il soggetto incrocia le gambe, guarda verso il pavimento e si aggiusta la manica della camicia.]

Questi due soggetti mostrano comportamenti non verbali e paralinguistici identici durante le loro risposte. Tuttavia, l’interpretazione dei comportamenti è completamente diversa. Nel primo esempio, il soggetto sta dicendo la verità, ma si sente in imbarazzo e forse anche minacciato, nel rivelare il suo furto precedente. Nel secondo esempio, il contenuto verbale della risposta del soggetto non spiega il comportamento non verbale di accompagnamento, quindi, l’intervistatore considererà tale gestualità come un possibile stato di paura od un conflitto emotivo.

Valutare la maggioranza dei comportamenti che si verificano durante l’intervista. Uno dei risultati appresi attraverso la ricerca è l’importanza di rendere pareri basati sulla valutazione del comportamento del soggetto durante l’ intero colloquio e non solo su singole domande.

Stabilire il modello di comportamento normale del soggetto. Certo, esistono diverse ragioni (che non hanno a che fare con la menzogna) per cui un sospettato possa voler evitare il contatto oculare, oppure risponda ad una domanda troppo velocemente o troppo in ritardo, od ancora per cui si gratti, sbadigli, si schiarisca la voce o cambi la postura. Prima di decidere se tali comportamenti debbano rivelare una bugia o meno, l’investigatore dovrà stabilire la baseline comportamentale del soggetto, ovvero la sua emotività caratteristica e quale gestualità è comune in lui. Quindi, all’inizio di ogni intervista, l’investigatore dovrà trascorrere diversi minuti discutendo di argomenti a sfondo non minaccioso (es: raccolta di informazioni autobiografiche del soggetto), in modo da stabilire le caratteristiche comportamentali proprie di quel sospettato. Successivamente, nel corso dell’intervista, l’investigatore potrà dotare di significato aggiunto il cambiamento dei comportamenti di base in relazione alle domande.

L’ analisi comportamentale di un soggetto, riguardo la sincerità o la falsità delle sue affermazioni, è un procedimento complicato ed ovviamente, deve essere considerato solo uno dei fattori nella valutazione del possibile coinvolgimento del soggetto nel caso d’indagine.

A cura della dott.ssa Di Carmine