Contrastare la violenza sulle donne: il ruolo dell’operatore antiviolenza

Il numero delle donne maltrattate, in Italia e nel mondo, è in aumento di giorno in giorno. Questo continuo crescere di violenza, ha portato le donne vittime di tale abuso a rivolgersi sempre più spesso a un centro antiviolenza dove gli operatori antiviolenza supportano le donne che chiedendo accoglienza, consulenza psicologica oltre che medica, cercando soprattutto il “calore” di una casa che non hanno più.

Sono passati esattamente 26 anni dal primo centro di accoglienza per le donne vittime di violenza, negli ultimi anni in Italia sono sorti altri centri antiviolenza.

I Centri Antiviolenza costituiscono la risposta organizzata più coordinata al fenomeno della violenza contro le donne in Italia, di cui rappresentano i diritti e gli interessi, questi sono il pilastrto su cui si fonda il supporto alle donne vittime di violenza e l’Operatore è una figura chiave nel lavoro con le donne, ma il mondo politico e professionale in cui si trova e il sistema esterno in cui opera sia sono ugualmente importanti.

Si tratta di una professione sociale e politica di fondamentale importanza per i centri che combattono la lotta alla violenza e che richiede un’adeguata formazione per supportare tale percorso, importante per tutte le donne che chiedono aiuto.

Chi è l’operatore antiviolenza 

L’operatore antiviolenza è una professione sociale che per i Centri antiviolenza è di fondamentale importanza.

Si tratta di una figura che lavora in un’équipe, in cui sono presenti diverse professioni e necessita sia di un’adeguata formazione sia di uno specifico accompagnamento/affiancamento che coniughi gli aspetti professionali con quelli politici.

Inoltre, di rilievo sono  la supervisione e le riunioni di équipe.

Tale professione è a tutti gli effetti un’attività che necessita di costanza nel tempo, non può essere né episodica, né svolta senza una formazione specifica, anche per il livello di responsabilità assunta in questi anni riguardo all’interfaccia su protezione e giustizia (ma anche su interventi sociali e sanitari), conseguentemente di retribuzione. L’Operatrice in questi ultimi anni è divenuta il soggetto che sempre più spesso interloquisce e viene chiamata a rispondere in assetti istituzionali e giudiziari.

La metodologia adottata è focalizzata sulla relazione con la donna e il riconoscimento della disparità che accompagna nel percorso di fuoriuscita dalla violenza.

Si è per cui deciso di procedere ad una rilettura dell’Operatore di accoglienza dei Centri antiviolenza  nel senso delle attività, delle competenze e dei saperi di cui si fa tramite nella relazione con la donna e coi servizi che intervengono. L’Operatrice in questi ultimi anni è divenuta il soggetto che sempre più spesso interloquisce e viene chiamata a rispondere in assetti istituzionali e giudiziari.

Per approfondire: Violenza contro le donne: a chi rivolgersi per chiedere aiuto

Per approfondire: Violenza sulle donne: i segnali da riconoscere

Focus del lavoro dell’operatore antiviolenza

Dunque il ruolo dell’Operatore è quello di accogliere ad accolte le donne che hanno subito violenza. Tale supporto può avvenire attraverso l’accoglienza telefonica, ai colloqui personali, all’ospitalità in case rifugio e ai numerosi altri servizi offerti, le donne sono coadiuvate nel loro percorso di uscita dalla violenza.

I centri antiviolenza svolgono attività di consulenza psicologica, consulenza legale, gruppi di sostegno, formazione, promozione, sensibilizzazione e prevenzione, raccolta ed elaborazione dati, orientamento ed accompagnamento al lavoro.. Le Case rifugio, spesso ad indirizzo segreto, ospitano le donne ed i loro figli minorenni per un periodo di emergenza.

Dunque, in tale percorso di sostegno assumono un ruolo rilevante i seguenti punti: 

  • aiuto-aiuto: donne che si aiutano a vicenda e trovano il modo di combattere la violenza maschile.
  • auto-determinazione: riconquistare l’autostima, riappropriarsi della vita e di tutte le risorse per diventare controllo autonomo del partner.
  • empowerment: “rafforzare”, trovare la forza personale e psicologica per lasciare il violento o cambiare un diseguale, se tu decidi di “stare con lui”.
  • diventare capaci di aiutarsi a vicenda e motivarsi a vicenda a scegliere di vivere una vita senza violenza.
  • segretezza e antidiscriminazione: ogni donna è accolta con il massimo rispetto per la segretezza senza distinzione di età, origine culturale, etnica o professionale.
  • gratuito: i servizi offerti dai centri antiviolenza sono generalmente gratuiti, con una ripartizione delle spese nei centri in base al proprio reddito

Come diventare operatore antiviolenza 

Il percorso formativo che viene attualmente proposto prevede una formazione specifica per lavorare come operatore antiviolenza, vi sono diversi possibilità formative che possono essere intraprese; attualmente in Italia la legge 4/2013 promuove l’autoregolamentazione  volontaria  e la qualificazione  dell’attività dei  soggetti  che  esercitano le professioni non ordinistiche, anche indipendentemente  dall’adesione degli stessi ad una delle associazioni; esistono a tal proposito diversi percorsi di formazione, con requisiti di accesso, finalità, durata e costi diversificati, come il Master online.

Alcuni prevedono un programma annuali, con attività teorico-pratiche e tirocinio in strutture socio-educative, altri con una durata inferiore come ad  esempio i master o corsi di alta formazione.  Durante il corso psicologhe, avvocate, operatrici e volontarie si alterneranno per poter fornire un quadro interdisciplinare al fenomeno della violenza alle donne e ai loro bambini.

Per approfondire: Master ECM Online in Specialista nella tutela e assistenza di donne vittime di violenza