Cos’è il Bystander Effect?

Spieghiamo di seguito cosa avviene esattamente per via di questo singolare ‘effetto spettatore’ attraverso vari studi effettuati nel corso degli anni su fatti di cronaca nera purtroppo realmente accaduti.

Ricerche della psicologia sociale
L’effetto spettatore, denominato anche apatia dello spettatore o effetto testimone (in inglese Bystander Effect) è un singolare fenomeno psicologico e sociale che avviene nei casi in cui gli individui non offrono nessun aiuto a una vittima quando sono presenti altre persone. La probabilità dell’aiuto è inversamente correlata al numero degli spettatori. In altre parole, maggiore è il numero degli spettatori, minore è la probabilità che qualcuno di loro aiuterà. Alcune variabili aiutano a spiegare perché si verifica l’effetto spettatore. Tali variabili comprendono: ambiguità, coesione sociale e diffusione di responsabilità.
John Darley e Bibb Latané, nel 1968, dimostrarono per la prima volta in laboratorio l’effetto spettatore in seguito all’interesse sull’argomento seguendo l’omicidio di Kitty Genovese nel 1964, una donna di New York che fu accoltellata a morte nei pressi della sua casa nel quartiere di Kew Gardens, distretto del Queens, New York. Le circostanze del suo assassinio e la presunta mancata reazione da parte dei suoi vicini, furono riportate da un articolo del New York Times, oggi smentito, pubblicato il 27 marzo 1964, e divennero il simbolo di un fenomeno psicologico noto come “effetto spettatore”, “complesso del cattivo samaritano” o anche “sindrome Genovese”. Questi ricercatori realizzarono una serie di esperimenti che ebbero come risultato uno dei più importanti e più frequenti effetti della psicologia sociale. In un tipico esperimento, il partecipante è o da solo o in un gruppo di altri partecipanti o alleati. Venne inscenata una situazione di emergenza e i ricercatori misurano quanto tempo occorre perché i partecipanti intervengano, se intervengono. Questi esperimenti hanno trovato che la presenza di altri inibisce l’aiuto, spesso di un largo margine. Ad esempio, Bibb Latané e Judith Rodin (1969) inscenarono un esperimento intorno a una donna in pericolo. Solo il 70 per cento delle persone gridarono o andarono ad aiutare la donna dopo che avevano creduto che fosse caduta e ferita, ma quando c’erano altre persone nella stanza soltanto il 40 per cento offrì aiuto. Ciò nondimeno, nel dicembre del 1974, dieci anni dopo il delitto Genovese, la venticinquenne Sandra Zahler fu percossa a morte nel primo mattino del giorno di Natale, in un appartamento dell’edificio affacciato sul sito dell’uccisione di Kitty Genovese.

 

Variabili che influenzano gli spettatori

Secondo Latané e Darley, ci sono cinque caratteristiche delle emergenze che influenzano gli spettatori:

  1. Le emergenze implicano la minaccia di un danno o un danno effettivo
  2. Le emergenze sono insolite e rare
  3. Il tipo di azione richiesta in un’emergenza differisce da situazione a situazione
  4. Le emergenze non possono essere previste o attese
  5. Le emergenze richiedono un’azione immediata.

A causa di queste cinque caratteristiche, gli spettatori subiscono processi cognitivi e comportamentali

  • Notano che qualcosa sta succedendo
  • Interpretano che la situazione è un’emergenza
  • Grado di responsabilità avvertito
  • Forma di assistenza
  • Implementano la scelta dell’azione.

Essenzialmente, quando si chiede assistenza, più informazioni si danno a uno spettatore, più è probabile che aiuterà.

  1. Il tempo impiegato per notare un evento in corso cambia in base alla norma sociale di ciò che è considerato etichetta ben educata in pubblico. Nella maggior parte delle culture occidentali, la buona educazione impone che sia inappropriato guardarsi intorno oziosamente. Di conseguenza, è più probabile che i passanti mantengano l’attenzione su sé stessi quando sono intorno a grandi gruppi rispetto a quando sono da soli.
  2. Secondo i principio dell’influenza sociale, gli spettatori monitorano le reazioni delle altre persone in una situazione di emergenza per vedere se gli altri pensano che sia necessario intervenire. Se si è determinato che gli altri non stanno reagendo alla situazione, gli spettatori interpreteranno la situazione non come un’emergenza e dunque non interverranno. Questo è un esempio di ignoranza pluralistica o prova sociale. Un’emergenza è anche interpretata in maniera meno grave nonostante la sua causa ha un’alta probabilità che sia veramente minacciosa. Questo suggerisce che in situazioni di maggiore gravità è possibile che la gente interpreti la situazione come una circostanza nella quale occorre aiuto e sarà più probabile che intervenga.
  3. Il grado di responsabilità che sente uno spettatore dipende da tre cose: – se sente o no che la persona sia meritevole di aiuto; – la competenza dello spettatore; – la relazione tra lo spettatore e la vittima.
  4. Ci sono due categorie o forme di assistenza:  a) Intervento diretto: assistere direttamente la vittima b) Intervento di deviazione: si riferisce alla segnalazione di un’emergenza alle autorità (polizia, vigili del fuoco)
  5. Implementazione: Dopo aver superato i 4 passi precedenti, lo spettatore deve implementare l’azione prescelta

L’ambiguità è un fattore che influenza se una persona assiste o no un’altra che ha bisogno. Nelle situazioni in cui lo spettatore/gli spettatori non sono sicuri se una persona richieda assistenza (una situazione ad alta ambiguità), il tempo di reazione è lento. Nelle situazioni a bassa ambiguità (una persona che grida aiuto) il tempo di reazione è più rapido che nelle situazioni ad alta ambiguità.

La coesione sociale è un’altra variabile che può influenzare il comportamento di aiuto di uno spettatore e si riferisce a una relazione consolidata (amici, conoscenti) tra due o più persone. La norma della responsabilità sociale influenza il comportamento di aiuto: più un gruppo è coeso, più è probabile che il gruppo agirà in accordo con la norma della responsabilità sociale.
La diffusione di responsabilità si presenta quando le persone credono che ci siano altre persone intorno meno propense o più lente ad aiutare una vittima nel caso di un’emergenza, perché credono che qualcun altro se ne prenderà la responsabilità.
Il Bystander Effect, sorprendentemente si è replicato il 13 agosto 2017: una furia incontenibile spinge tre ragazzi a prendere a calci e pugni Niccolò Ciatti, un ragazzo italiano viene pestato a morte in una discoteca di Lloret de Mar, in Spagna. Il giovane è deceduto dopo una violenta rissa che lo ha coinvolto nel cuore della notte per motivi ancora da chiarire. Dalle immagini nessuno, fuorché un suo amico, si trova vicino a Niccolò, dai racconti nessuno va in suo aiuto. Qualcosa immobilizza tutti. Qualcosa consegna Niccolò alla morte.
Perchè nessuno si è mosso davanti a quella terribile scena? Il quotidiano spagnolo elPeriodico ha dato una lettura di quell’inerzia consultando il professor di psicologia Antonio Andrés Pueyo. Il professore ha fatto riferimento alla dissoluzione della responsabilità: ognuno delega all’altro l’intervento, creando di fatto immobilismo. Oltre al giudizio negativo del “pubblico” per quello a cui stava assistendo. La condivisione della responsabilità a cui si riferisce il collega spagnolo è una reazione che avviene per effetto secondario alla condizione di timore sociale, ormai diffuso in modo permanente. Si ha la paura di non essere tutelabili dall’insieme del Gruppo Sociale e la percezione della perdita di quello che possiamo definire ‘riparo sociale’. per vari motivi in quella situazione non si potevano far valere i nostri diritti, come in una situazione normale, e quindi è valsa la legge del più forte”. Un’apatia sociale, una de responsabilizzazione, una mancanza di empatia, frutto sì di paura, ma anche dei modelli educativi che stiamo perpetrando e le cui modalità andrebbero senza dubbio rimesse in discussione.