Neurobiologia e Fisiologia della Genitorialità: come e quando Mamma e Papà sono scientificamente pronti?
a cura della dott.ssa Alessia De Vita
Diventare Genitori – Un Mestiere Scritto Nei Nostri Circuiti Neurali: Introduzione
Dall’emersione della neuroscienza genitoriale risalente a circa 100 anni fa, l’esperienza di diventare genitore è stata riconosciuta come una vera e propria trasformazione neurobiologica, alla stregua di un mestiere del quale la macchina perfetta che è il nostro corpo risulta un vero e proprio professionista; i mammiferi infatti danno alla luce piccoli relativamente sottosviluppati e vulnerabili, per il cui accudimento devono investire una quota significativa del loro tempo e della loro energia.
Questi nurturing behaviors sono tuttavia razionati in partenza e si attivano solo quando un individuo diventa genitore – evitandone l’investimento per il mantenimento di sé o per corteggiamento e accoppiamento – per poi resistere al tempo e alle fluttuazioni ormonali. Al fine quindi di garantire una buona crescita ed un buon sviluppo della prole, il genitore instaura inconsciamente e automaticamente dentro di sé un delicato equilibrio che governi il dinamismo di vari fattori fisiologici, quindi garantendo:
- robustezza delle cure, che siano affidabili e resilienti alle variazioni ambientali;
- flessibilità, che segua i cambiamenti dello stato riproduttivo;
- priorità comportamentali per focalizzazione delle risorse sulla prole.
Inoltre, contrariamente a quanto si pensi, nel momento in cui si parla di fenomeno legato alla genitorialità non ci si riferisce solo alla gestazione e all’atto di mettere al mondo e accudire la prole ma all’intera fase di transizione e di stabilizzazione da individuo a genitore, che diventa un qualcosa di totalizzante sotto ogni punto di vista: che si tratti di biologia, fisiologia, relazioni interpersonali o stile di vita, si ha un cambiamento radicale che riguarda, seppur in modalità e misura diverse, entrambe i sessi. Oltretutto il cambiamento non sempre è reversibile, anzi: cambiando così il proprio status quo, indipendentemente dal fatto che i figli crescano, ormai si è genitori e il senso di responsabilità che si innesca da ciò – anche senza che inizialmente se ne sia presa piena coscienza – dura per tutta la vita.
Escluse quindi variabili ‘’dal mondo’’ non bisogna disperare e affondare nei dubbi sull’essere pronti o meno, in quanto verrà tutto da sé… a ogni pensiero o domanda, qui la scienza risponde: vediamo come, quando e perché si cambia entrando nel mondo genitorialità!
Il Cervello Materno: tra Tempeste Ormonali e “Fine-Tuning” Cerebrale
Tramite studi di neuroimaging, si è notato che le madri accudiscono immediatamente i figli attraverso l’avvicinamento, che attiva anche la sfera sensoriale in toto, e la cura del corpo del bambino tramite innesco degli ormoni associati alla gravidanza e al parto, che vanno aumentando progressivamente con l’avanzare dello stato gestazionale per poi crollare con la nascita.
Chimica dell’Amore: Ossitocina, Prolattina e il Ruolo della MPOA
Tutti gli ormoni coinvolti in questo caso (progesterone, estradiolo, ossitocina, vasopressina e prolattina) sono specializzati in una funzione propria ma mostrano al contempo un effetto sinergico, in modo tale da comunicare sempre strettamente tra loro e, in caso di eventuale ‘’emergenza’’, da non compromettere i comportamenti di cura del genitore che potrebbero evolvere in senso negativo degenerando sempre di più fino all’abbandono della prole; esempio lampante sta nella produzione della prolattina che, per quanto talvolta possa essere inibita non permettendo alla madre di produrre latte, comunica con altri ormoni segnalando questa condizione, senza quindi mai condurre ad atteggiamenti di trascuratezza verso la progenie ma piuttosto alla ricerca di metodi alternativi/compensatori di nutrimento.
Chimicamente gli ormoni hanno effetto solo se legano i rispettivi recettori, come chiavi inserite in una serratura: questi, pur essendo diffusi in tutto il cervello, sono particolarmente concentrati nei nodi chiave dei circuiti genitoriali, dove eseguono un fine lavoro di fine-tuning (=perfezionamento adattativo) che consiste nell’eliminare le connessioni neurali ridondanti per specializzarsi in alcune ben precise di risposta ai segnali e bisogni del neonato, sia di percezione immediata che imprevedibili: più questo processo non è eseguito correttamente, più la madre sarà esposta a depressione post-partum.
Gli ormoni citati hanno effetto non semplicemente se sono in circolo ma se agiscono sull’Area Preottica Mediale (mPOA), una regione cerebrale vitale per i comportamenti di cura, e su altre affini; la prima in particolare, una volta ricevuti input dai sistemi sensoriali, li proietta verso aree cerebrali che si occupano della ricompensa e della motivazione, inducendo una reazione a catena che implementa tutto questo ricircolo di ormoni tramite ‘’auto-alimentazione’’: altro esempio lampante sta nell’ossitocina (detta anche ‘’ormone del legame’’), che viene rilasciata durante le interazioni fisiche con la prole promuovendo risposte affettive e riducendo lo stress.
A livello macroscopico invece, per quanto riguarda la plasticità cerebrale, si hanno:
- variazioni della materia grigia che seguono le fluttuazioni ormonali (come accade in fasi come la pubertà) in senso funzionale alla qualità dell’attaccamento madre-infante e alle prestazioni cognitive della madre.
- aumento dei volumi dei ventricoli e del liquido cerebrospinale, con picco nell’ultima fase della gravidanza.
- silenziamento o modulazione del sistema olfattivo accessorio, che altrimenti apporterebbe aggressività verso conspecifici giovani.
- aumento dei comportamenti di evitamento e dell’ansia relativi al movimento fisico.
- diminuzione della catastrofizzazione del dolore, probabilmente per innescare tutela della mente e maggior ‘’sangue freddo’’.
Tutti questi squilibri sono poi destinati a invertirsi per il ripristino totale o parziale post-partum.
Gravidanza e Postura: il Fenomeno di Flessione-Rilassamento (FRP)
A proposito di variazioni di tutto il corpo, fenomeno tipico e quasi ovvio in questi casi è la lassità legamentosa della pelvi, che potenzialmente predispone a dolore lombo-pelvico crescente nei trimestri peggiorato dalla redistribuzione dei carichi (fetali), da debolezza e squilibrio muscolare e da disallineamenti articolari: ciò nel complesso altera la configurazione lombare e la posizione pelvica in funzione della gravidanza, cosa che però fino a quel momento per la donna risulta semplicemente sempre più invalidante. Ciò implica anche FRP* in combinazione con ridotta motilità del tronco e aumento del dolore, in maniera progressiva nei vari trimestri.
Paternità Secondo la Scienza: Testosterone e Ricompensa Sociale
I fenomeni che scatenano il senso di paternità vero e proprio sono diversi, nella loro complessità unici e particolari.
Si parte dal momento che segue immediatamente la nascita della prole, in cui si osserva aumento degli estrogeni e calo del progesterone ma con fluttuazioni molto meno drammatiche di quelle registrate nel sangue materno. L’estradiolo in particolare è un estrogeno che nell’uomo deriva dal testosterone modificato dall’enzima aromatasi; in particolare, una volta sintetizzato, promuove l’accudimento paterno proprio come dimostrato nelle madri ma con un’emersione più graduale data dall’azione dell’ossitocina nella mPOA. Una volta attivata, la mPOA può innescare un circuito di ricompensa per sostenere la motivazione genitoriale a lungo termine potenziando il sistema dopaminergico; ciò va ad “etichettare” la prole come una ricompensa sociale mantenendo la reattività genitoriale indipendentemente dall’azione ormonale successiva, soprattutto per ciò che concerne la difesa del territorio.
Gli eventi ormonali possono essere innescati da stimoli quali l’odore, il contatto fisico, la reciprocità sociale e persino il legame madre-figlio: infatti il calo del testosterone nel post-partum viene rilevato dal padre e innesca un legame con il figlio più forte poiché parte di questo viene convertito in estradiolo nel cervello per influenzare i circuiti di cura. Tutto ciò ha una valenza ancora superiore a quella stimata perché va a riprova di quanto al centro dell’esistenza vi sia la procreazione ed un buon mantenimento della prole… e, volendo notare una sfumatura più sentimentale, di come si possa contare sul papà quando la mamma ‘’non c’è’’ e viceversa!
Cervelli a Confronto: quando l’accudimento diventa un tratto comune
Una volta stabiliti, i comportamenti genitoriali diventano resistenti alle fluttuazioni ormonali che normalmente influenzerebbero il comportamento dei non-genitori e, in sintesi, le madri mostreranno una maggiore attivazione della risposta emotiva mentre i padri dei circuiti socio-cognitivi; tuttavia, se entrambi i genitori agiscono come caregiver primari, tutti i livelli di attivazione diventano simili tra loro.
A livello cerebrale si riscontrano modificazioni nell’estensione della materia, in prevalenza nella madre, che resiste fino a due anni dopo il parto; quella grigia diminuisce mentre quella bianca aumenta, nel padre nella sua organizzazione microstrutturale durante la transizione alla paternità. Nella pratica tutto ciò nelle donne mostra una correlazione positiva con il numero di figli cresciuti ed il miglioramento delle prestazioni mnemoniche-cognitive, della resilienza cerebrale e della connettività funzionale globale in età avanzata, mantenendo potenzialmente un “cervello più giovane”.
Dall’Odore al Pianto: la Nuova Percezione del Mondo dei Genitori
La genitorialità altera non solo ‘’l’interno’’, ma anche il modo in cui esso percepisce il mondo circostante:
- nel bulbo olfattivo si generano nuove cellule che aiutano a riconoscere l’odore specifico della propria prole, che svaniscono dopo lo svezzamento dimostrando una plasticità legata strettamente al periodo di necessità.
- nella corteccia uditiva primaria si ha sintonizzazione sulle vocalizzazioni ultrasoniche dei cuccioli, integrate poi con odori per un quadro informativo completo.
- si attiva l’apprendimento osservativo, percorso per cui un individuo senza prole, osservando altri individui con prole vicini a lui, ne riconosce i comportamenti di cura giusti e memorizza per il futuro. Questo comportamento è mediato dall’ossitocina, che sposta l’equilibrio tra eccitazione e inibizione “affilando” la capacità del cervello di distinguere i richiami di soccorso dei bambini in modo che, una volta applicato il comportamento giusto, ci sia il rilascio di dopamina che scatena senso di ricompensa e soddisfazione.
Gli stessi comportamenti di cura emergono, anche se più gradualmente, in individui di entrambe i sessi senza figli tenuti a stretto contatto con i bambini.
L’obiettivo finale tramite una ricerca multidisciplinare sarà identificare gli hotspot di plasticità all’interno dei circuiti parentali, per capire come vengano rimodellati e in generale cosa consenta così al cervello di rimanere robusto ai fini della sopravvivenza e allo stesso tempo flessibile, per adattarsi a un mondo che cambia.
Oltre l’Istinto, un Capolavoro di Adattamento
Da tutto ciò deduciamo quindi che la neurobiologia ci insegna che non diventiamo genitori semplicemente perché lo decidiamo, ma perché il nostro cervello ‘’decide” di riscrivere sè stesso per proteggere il futuro e che quella che chiamiamo “vocazione” è in realtà un sofisticato mosaico di neuroni che si accendono, di ormoni che si sintonizzano e di aree cerebrali che si espandono o si specializzano con una precisione millimetrica.
Tutto questo serve a noi per tranquillizzarci sulla certezza che, anche nei momenti di dubbio, la nostra natura ha già risposto per noi predisponendoci biologicamente per un amore più grande delle aspettative… e il nostro cervello ne è la prova più straordinaria!
Note
*Fenomeno di Flessione-Rilassamento (FRP) = silenziamento dell’attività mioelettrica dei muscoli erettori spinali lombari durante la flessione completa del tronco, tipica di individui affetti da lombalgia per irrigidimento dovuto a dolore/lesione ai fini dell’aumento della stabilizzazione lombare.
Bibliografia
- Changes in pregnancy-related hormones, neuromechanical adaptations and clinical pain status throughout pregnancy: A prospective cohort study. Daneau C, Nougarou F, Abboud J, Ruchat SM, Descarreaux M.
- Hormonal and structural transformations in the caregiver’s brain: Examining themes in parental neurobiology. Feller EK, McGinity EN, Cafferty PW.
- Plasticity of the parental brain. Husain BFA, Kohl J.