Pedagogia narrativa: i benefici della narrazione nell’infanzia 

pedagogia narrativa

a cura della dott.ssa Arianna Calore

Abstract 

Fin dall’infanzia i bambini entrano in relazione con gli adulti, con i propri pari, con l’ambiente domestico e quello scolastico grazie alla narrazione. Diversi studiosi sostengono l’importanza della stessa per lo sviluppo dei bambini già dai primi anni di vita. 

Il presente articolo ha l’obiettivo di proporre il pensiero di autori famosi circa la narrazione nell’infanzia e riportare in quali aree essa porti dei benefici. 

Introduzione 

“Se la narrazione deve diventare uno strumento della mente capace di creare significato, richiede del lavoro da parte nostra: leggerla, farla, analizzarla, capirne il mestiere, sentirne l’utilità, discuterla. Di tutto questo oggi abbiamo maggiore consapevolezza rispetto alla generazione precedente. (…) Un sistema educativo deve aiutare chi cresce in una cultura a trovare un’identità al suo interno. Se questa identità manca, l’individuo incespica nell’inseguimento di un significato . Solo la narrazione consente di costruirsi un’identità e di trovare un posto nella propria cultura . Le scuole devono coltivare la capacità narrativa, svilupparla , smettere di darla per scontata.” (Jerome Bruner, La cultura dell’educazione. Feltrinelli, Milano, 1997) 

Il termine narrare deriva etimologicamente dalla radice gna-, che significa “rendere noto”, mentre il suffisso -zione, deriva dal latino catione e trasmette il carattere semantico dell’agire, dell’azione, del gesto e di tutta la situazione relazionale (Lagreca, 2017).

La pedagogia narrativa è stata spesso sottovalutata e connessa al semplice concetto funzionale di “imparare a leggere”, senza tener conto di tutte le implicazioni trasversali e cognitive che tale pratica possa indurre nei bambini (Bartoli, 2020). 

La narrazione viene definita dallo psicologo Bruner come la “modalità di organizzare l’esperienza” ed essa permette ai bambini di sviluppare l’intelligenza emotiva, l’empatia, il linguaggio, la comunicazione e le soft skills. Quindi, grazie ad essa, il bambino ha la possibilità di scoprire e conoscere il mondo che lo circonda ma anche di diventare co-costruttore attivo fin dall’infanzia (Bruner, 1999). 

Infatti, il bambino descritto dallo psicologo viene definito “bambino narrativo” in quanto grazie alla narrazione vi è un’interazione sociale che permette lo sviluppo del bambino. 

Ma quindi la narrazione si facilita solamente mediante la lettura? La risposta è negativa; lo psicologo Piaget rappresenta lo sviluppo del bambino e sostiene che dall’età di due anni il bambino attraverso la funzione simbolica riesca a sviluppare la capacità imitativa. Di conseguenza, il gioco e tutte le categorie del pensiero entrano in funzione e sono strettamente correlate alla narrazione e alla produzione di significati (Liverta Sempio, 1998).

1. La narrazione: in quali aree vi sono benefici? 

La narrazione diventa protagonista fondamentale nello sviluppo dei bambini fin dai primi anni di vita. Gli effetti benefici che porta nella e per la crescita del bambino sono innumerevoli. 

Nello specifico, le aree che vengono prese in considerazione dai professionisti dell’educazione sono: 

  • L’apprendimento; 
  • L’attaccamento 
  • L’autonomia 
  • L’emotività e i sentimenti; 
  • La fantasia e la creatività; 
  • Il linguaggio; 
  • La socializzazione.

1.1 L’apprendimento 

Queste aree sono molto importanti per la vita di una persona e nella maggior parte dei casi proprio i primi anni di vita del bambino sono preziosi e fondamentali per lo sviluppo delle stesse (Gsk, 2001).

L’apprendimento viene favorito principalmente da due fattori: il primo consiste nella possibilità del bambino ad assistere a situazioni nuove per lui e mettendosi nella condizione di affrontare e risolvere problemi, confrontandosi con diversi modi di apprendere; il secondo fattore, invece, fa riferimento al riconoscimento e apprezzamento da parte degli adulti che se ne prendono cura. Ogni bambino ha bisogno di sicurezza da parte delle persone a lui vicine. 

Pertanto, gli adulti di riferimento (genitori, nonni e educatrici…) devono porsi con una funzione stimolatrice in grado di proporre attività che stimolino l’apprendimento del bambino. 

Degli esempi pratici possono essere delle semplici attività quotidiane che potrebbero essere definite “banali” ma che hanno un grande effetto positivo nel bambino: 

  1. ascoltare; 
  2. parlare; 
  3. essere accarezzato; 
  4. assaggiare; 
  5. annusare; 
  6. guardare; 
  7. correre; 
  8. ripetere e sentirsi ripetere. (Gsk, 2001)

1.2 L’attaccamento 

Bowlby definisce l’attaccamento come “la spinta che porta il bambino a cercare la vicinanza dei genitori o delle persone che principalmente si prendono cura di lui e a stabilire una comunicazione con loro, instaurando rapporti che influenzano lo sviluppo e l’organizzazione dei processi motivazionali e emotivi”. È un legame affettivo di lunga durata composto da scambi di sguardi, tenerezze e accudimento non solamente a livello fisico. 

La qualità del rapporto di attaccamento è fondamentale per lo sviluppo del senso di sicurezza a sua volta molto importante per la costruzione di relazioni nel mondo. 

I comportamenti che, nella quotidianità, possono contribuire a promuovere l’attaccamento sono: 

  1. contatto visivo; 
  2. il sorriso; 
  3. le carezze; 
  4. disponibilità a rispondere alle richieste; 
  5. la condivisione di giochi; 
  6. il “leggere assieme” (Gsk, 2001) 

1.3 L’autonomia 

Il bambino, verso i tre anni, inizia a ricercare una propria autonomia, opponendosi talvolta a regole e restrizioni stabilite dai genitori o altre persone che si occupano di lui. È il tempo dei “no” e di quelli che vengono chiamati “capricci” ma in realtà il bambino non ha ancora una determinata maturità nel controllare le proprie emozioni e sentimenti. Il ruolo degli adulti, in questo caso è quello di assicurare la cura e l’amore ma anche definire quali sono i limiti in cui il bambino può affermare la propria autonomia. 

Un esempio pratico è il racconto di storie, reali o inventate, nelle quali il bambino capisca e sappia rispecchiarsi. Ma la via più funzionale è sicuramente quella del dialogo, l’autonomia va educata, va spiegata con parole semplici e chiare. (Gsk, 2001) 

1.4 L’emotività e i sentimenti 

Il pensiero narrativo è strettamente correlato con le emozioni e i sentimenti di ogni essere umano. Fin dall’infanzia è importante saperle riconoscere e viverle: il bambino da un anno e due anni, nel suo sviluppo emotivo, scopre e sperimenta le sue emozioni. Inizia, quindi, ad approcciare per le prime volte al sentimento della rabbia, della paura, della tristezza. Inoltre, inizia anche a riconoscerle dalle persone che si prendono cura di lui: 

  • tono della voce; 
  • espressione del viso; 
  • dai gesti. 

L’esperienza della lettura di albi illustrati potrebbe essere un’occasione per aiutare il bambino a riconoscere le emozioni. (Gsk, 2001) 

1.5 La fantasia e la creatività 

La creatività e la fantasia concorrono a sviluppare la narrazione e, quindi, la capacità di esprimersi, di rappresentare la realtà e organizzarla. I bambini sono naturalmente creativi: il ruolo degli adulti è quello di potenziare la loro creatività soprattutto ascoltando il mondo interiore del bambino. 

L’esperienza che più stimola la creatività e la fantasia è il gioco. (Gsk, 2001) 

Il gioco, infatti, è fondamentale per la crescita del bambino. Grazie ad esso, ha la possibilità di comprendere la realtà che lo circonda, ma anche per conoscere se stesso. “Il gioco è fantasia, è invenzione, è emozione. Nel gioco il bambino mette tutto se stesso. Nel gioco trova la chiave per interpretare il mondo. Per farlo suo.” (Cozza, 2018) 

Inoltre, grazie al gioco, Bruner fa riferimento al ruolo della scoperta favorita nella e con l’invenzione narrativa: il bambino si diverte inventando storie elaborando anche delle emozioni (Gramigna, 2020).

1.6 Il linguaggio 

Lo sviluppo del linguaggio è un processo lungo e continuo. Si inizia gesticolando, per poi passare ai primi balbettii ed infine dire la parola. È importantissimo parlare ai bambini in quanto loro apprendono ripetendo. (Hogg, 2020). 

La narrazione ha un ruolo fondamentale soprattutto se essa viene ripetuta al bambino, infatti l’utilizzo di canzoni, filastrocche e/o favole possono aiutare il bambino ad apprendere maggiori parole (Gsk, 2001). 

I genitori non insegnano a parlare al bambino, ma gli mostrano come si fa (Hogg, 2020).

1.7 La socializzazione 

I bambini hanno bisogno di esperienze concrete e di avere relazioni con altri essere umani. Questo bisogno nasce nel bambino in età prescolare, infatti l’asilo nido e la scuola dell’infanzia rappresentano un importante luogo per lo sviluppo psicosociale dei bambini (Gsk, 2001).

2. La narrazione a scuola 

“Sbagliando s’impara, è un vecchio proverbio. Il nuovo potrebbe essere che sbagliando s’inventa”. (Grammatica della fantasia

La narrazione ha un ruolo importante sia nell’ambito domestico che in quello scolastico. Per quest’ultimo, il Miur sostiene che “l’esperienza diretta, il gioco, il procedere per tentativi ed errori, permettono al bambino, opportunamente guidato, di approfondire e sistematizzare gli apprendimenti”. Le attività dell’ambiente scolastico vengono organizzate sulla base di campi di esperienza che offrono opportunità per le esperienze dirette dei bambini. Tra i campi di esperienza vi è anche quello che riguarda i discorsi e le parole, nonché la narrazione. Essa viene presa in considerazione nella sua globalità, il bambino ha la possibilità di sperimentare, di comunicare, raccontare, descrivere e immaginare (Miur, 2012). 

Nell’ambito scolastico, la pedagogia narrativa viene spesso confusa con “l’imparare a leggere”, pertanto viene spesso sottovalutata. È compito dell’educatore/insegnante stimolare la cosiddetta “zona di sviluppo prossimale” definita da Vygotskij (Liverta Sempio, 1998). 

È importante che l’insegnante/educatore sappia osservare il bambino in modo da calibrare al meglio le attività più efficaci e più adatte a lui. Lo psicologo Bruner chiama “scaffolding” questo processo nel quale l’insegnante, grazie a questa mediazione, fornisce la possibilità al bambino di andare oltre e superare i limiti della sua zona di sviluppo prossimale (Bartoli, 2020). 

Inoltre, è fondamentale il processo della ri-narrazione, nel quale il bambino dopo aver ascoltato e osservato, ri-narra l’episodio o la storia raccontandola e trasformandola aggiungendo qualcosa di suo: ricordi, emozioni, sentimenti e sensazioni. “L’ascolto del ri-narrato è l’elemento chiave di una pedagogia narrativa attiva” (Bartoli, 2020). 

Ci sono diverse metodologie d’intervento della pedagogia narrativa: l’aggiornamento e la qualità di libri è tra queste. Ad esempio, i libri dovrebbero prevedere una conoscenza accessibile in CAA (comunicazione aumentativa alternativa) per bambini con esigenze speciali dando la possibilità di accesso a tutti. 

Conclusioni 

In conclusione, la narrazione fa parte della vita di ogni persona fin dall’infanzia. Essa è fondamentale sia per lo sviluppo del bambino, ma grazie ad essa si stimolano e sviluppano le Life skills ovvero competenze che serviranno anche nella vita futura di ogni persona, anche al livello lavorativo: 

  • Problem solving 
  • Pensiero critico 
  • Creatività 
  • Gestione delle persone 
  • Coordinarsi con gli altri 
  • Intelligenza emotiva 
  • Capacità di giudizio 
  • Orientamento al servizio 
  • Negoziazione 
  • Flessibilità cognitiva. 

Quest’ultima è una competenza connessa al pensiero narrativo: attraverso le storie si allena il cervello e ci sono cambiamenti anche negli schemi narrativi. Essere flessibili è fondamentale per rispondere a situazioni imprevedibili ovvero significa avere la capacità di attuare comportamenti diversi in base al cambiamento di contesti, regole e compiti. L’adattamento diventa capacità distintiva anche in ambito lavorativo. (Bartoli, 2020) 

La pedagogia narrativa all’interno della scuola offre ai bambini maggiori opportunità di sviluppo delle soft skills, sensibilizza i genitori sul valore pedagogico delle pratiche di lettura, in quanto il libro o l’albo illustrato possono diventare strumenti pedagogici che offrono nuovi spazi di ascolto e partecipazione favorendo espressività, consapevolezza emotiva ma anche la realizzazione sociale e personale. (Bartoli, 2020) 

D. Demetrio sostiene che “educare è narrare”, esse non sono solamente due parole connesse ma sono esperienze che si compiono assieme sia nel privato, sia nell’ambiente scolastico che nella vita pubblica. 

Ogni giorno, ogni situazione interpersonale e intrapersonale possono essere occasioni di racconto e raccontarsi ma anche narrare per educare, in quanto ognuno di noi può essere narratore della propria vita. (Demetrio, 2012) 

Come si è visto, le aree in cui vi sono benefici sono molteplici ed ognuna di esse è fondamentale per lo sviluppo del bambino. 

Spesso, viene sottovalutata oppure data per scontata, in quanto non ci si rende conto di star narrando qualcosa al proprio bambino. L’adulto si pone come guida, come mediazione per accompagnarlo nella scoperta, nella rielaborazione di determinati vissuti. 

La narrazione ha valore pedagogico quando è relazione, in quanto in essa vi è l’ascolto reciproco e attivo e si condivide assieme una storia o un momento di racconti (Salati, Zappa, 2014). Inoltre, essa assume valore pedagogico quando vi è intersoggettività, ossia “la capacità di capire attraverso il linguaggio e i gesti cos’hanno in mente gli altri”: di conseguenza vi è apprendimento quando vi è uno scambio collaborativo e cooperativo tra l’adulto e il bambino (Lagreca, 2017).

Per quanto riguarda, infine, le emozioni, la narrazione è importante per il coinvolgimento della dimensione affettiva e motivazionale. I bambini, grazie ad essa, possono iniziare a scoprire e riconoscere emozioni e sentimenti che hanno già vissuto o meno, ampliando il loro vocabolario. 

Pertanto, va sottolineato come la narrazione sia efficace e fondamentale per lo sviluppo cognitivo attraverso l’arricchimento della conoscenza, l’esercizio del pensiero stimolando idee, spirito critico e le capacità linguistiche ed espressive, per lo sviluppo affettivo grazie alla stimolazione e scoperta di emozioni e sentimenti, andando ad arricchire la fantasia e sollecitando l’immaginazione ed 

infine per lo sviluppo etico in quanto vengono attivati i processi di interiorizzazione di modelli, norme e valori utili per l’intera vita di una persona. 

Il saper narrare non è una dote innata, bensì una competenza che può essere coltivata (Lagreca, 2017).

«Leggere racconti significa fare un gioco attraverso il quale si impara a dar senso alla immensità delle cose che sono accadute e accadono e accadranno nel mondo reale». Umberto Eco 

Riferimenti bibliografici 

  1. Bartoli C. (2020) “La pedagogia narrativa a scuola. Pensiero narrativo, emozioni, creatività.” Raffaello Scuola 
  2. Bruner J. (1999) “Il linguaggio del bambino. Come il bambino impara ad usare il linguaggio” in Titone R. (a cura di) “Linguistica e psicolinguistica”. Armando Editore 
  3. Cozza G. (2018) “I giochi più stimolanti e creativi da fare con il tuo bambino da 0 a 6 anni. Apprendere, divertirsi e crescere assieme”. Newton Compton Editori 
  4. Demetrio D, (2012) “Educare è narrare. Le teorie, le pratiche, la cura”. Mimesis Editore 
  5. Gramigna A. (2020) “ Come nascono le storie. Pedagogia narrativa per i più piccoli” Edizioni Unicopli 
  6. Liverta Sempio O. (1998) “Vygotskij, Piaget, Bruner. Concezioni dello sviluppo” in Groppo M. “Lo sviluppo psicologico. Modelli e concezioni” Raffaello Cortina Editore 
  7. MIUR (2012) “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione.” 
  8. Montessori M., (2008) “Educare alla libertà”. In Lamparelli C. (a cura di), Mondadori 
  9. Salati, E. M., & Zappa, C. (2014). Storie di scuola: Pedagogia narrativa per l’infanzia. Arona: Editore XY.IT. 

Sitografia 

  1. Gsk (2001), Leggere per crescere: https://it.gsk.com/media/5581/i-fondamenti-scientifici-sui-benefici-della-lettura-in-eta-prescolare.pdf 
  2. Lagreca, A. (2017), La narrazione come processo di facilitazione del sapere: https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=89531