Presentazione
In Italia, attualmente, sono sempre di più i figli che si ritrovano a vivere a casa dei genitori fino all’età adulta. I risultati di un’indagine realizzata dagli istituti mUp Research e Norstat per Facile.it hanno individuato che sono 2,7 milioni gli over 30 che vivono ancora con i propri genitori. L’Italia risulta essere uno dei paesi in cui è più alta l’età in cui i ragazzi diventano autonomi. Sicuramente vi sono molteplici cause che spiegano questa tendenza: economiche, politiche, sociali, ecc.
In questo lavoro si andranno a ricercare le cause di tipo psicologico e pedagogico. La maggior parte dei giovani rimanda sempre di più le scelte decisive per la propria vita, la costruzione di una famiglia o l’avvio di una professione che li renda felici ed indipendenti. La stessa scelta della scuola superiore è vissuta con indecisione e spesso non rispecchia l’individualità dei ragazzi, allontanandoli da loro stessi e dalla professione dei loro sogni. La società non aiuta e soprattutto non motiva i giovani a divenire indipendenti, costruendosi una vita degna di essere vissuta e felice. Lo si evince da una serie di fattori, tra cui il carovita e gli stipendi molto bassi che rendono precaria la stabilità economica. Un giovane che oggi, in Italia, abbia intenzione di adoperarsi per costruirsi una vita indipendente e felice deve confrontarsi con molteplici ostacoli.
Un aspetto che si ritiene importante analizzare in questo lavoro riguarda le scelte che portano l’individuo, giovane poi adulto, a vivere una vita non solo dignitosa dal punto di vista economico ma anche e soprattutto felice, frutto di scelte consapevoli che rispecchino il proprio essere. Sono pochi i giovani che decidono di seguire la strada delle proprie passioni per dedicarvisi attivamente e costruire la propria vita seguendo la via del cuore. Spesso ci si accontenta di un lavoro che non rende felici, o peggio, di una vita che non rende felici. Si resta bloccati nella propria zona di confort per evitare i rischi. La casa dei genitori resta a lungo il luogo sicuro da cui è meglio non allontanarsi. Ma non allontanarsi, non lasciare il nido, significa non vivere. Spesso questa è una scelta completamente inconsapevole da parte di chi la fa, e spesso deriva da una mancanza primaria, ovvero dalla carenza della funzione paterna che ha il compito di portare una rottura al rapporto madre-bambino, di far scoprire al bambino il mondo, di accompagnarlo fuori dal guscio materno e fargli sentire la fiducia che può farcela da solo, nel mondo, sapendo che ci sarà sempre per lui la mano calda del padre ad accompagnarlo, e il tenero abbraccio della madre a consolarlo al suo ritorno. Ciò che si proverà ad analizzare in questo lavoro sono le cause e le conseguenze di una funzione paterna che oggi sembra essere debole e poco incisiva e che in tal modo non riesce a farsi sentire e ad essere da guida e sostegno per i giovani di oggi, che sembrano smarriti.
Nel primo capitolo si proverà a dare una definizione di cosa si intende con funzione paterna e delle caratteristiche principali del ruolo paterno. Inizialmente si spiegherà cosa si intende, in maniera specifica, con funzione paterna. In tal modo si chiarirà il focus centrale da cui prende vita tutto il lavoro riducendo al minimo i fraintendimenti.
Successivamente si descriverà la funzione specifica paterna riguardante il suo essere possibilità di distacco, per il bambino, dalla naturale fusionalità con la madre. Poi, ci si avvarrà di un’ampia letteratura per comprendere profondamente il ruolo del padre nei confronti del bambino, in un rapporto triangolare tra madre, padre e bambino e si approfondirà il rapporto specifico tra questi ultimi due. Infine, sempre nel primo capitolo, si presenterà il pensiero di Carl Jung, psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero. In particolare, si parlerà degli archetipi junghiani, nello specifico dell’archetipo paterno e delle sue caratteristiche. È una chiave di lettura facente parte della psicologia analitica, che va ad indagare i processi psichici che sono alla base degli individui e delle culture umane nel loro complesso. Successivamente, nel secondo capitolo si andrà ad indagare quello che significa specificatamente crisi della funzione paterna. Dopo un’approfondita premessa, si andranno ad indagare quelle che sono le conseguenze che questa crisi comporta, sia a livello del singolo individuo, sia a livello comunitario. Quindi si parlerà della società nel suo complesso. Successivamente, alla fine del secondo capitolo, si proporranno delle azioni riparative per migliorare la situazione e far rientrare la crisi della funzione paterna.
Infine, nel terzo e ultimo capitolo ci si avvarrà delle interviste ermeneutiche, svolte su un campione di otto persone. Queste interviste fungono da fonte alternativa a quella della letteratura scientifica. Propongono degli altri punti di vista, dei diversi spunti di riflessione. In ultimo, nelle conclusioni, si esporranno delle considerazioni di tipo personale. Saranno presenti tutti gli spunti nati dal confronto tra il lavoro di ricerca scientifica e i vari punti di vista delle persone intervistate. Inoltre, si parlerà di possibili approfondimenti e ricerche scientifiche sul tema trattato. Si specificherà anche che sono necessari degli studi di tipo sistemico perché si sostiene l’idea della Gestalt secondo la quale il tutto è molto più della somma delle singole parti.
Buona lettura!
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