Tesi Online: La danza come strumento di educazione e di crescita

Presentazione

L’elaborato nasce da una serie di osservazioni e di esperienze che ho avuto modo di effettuare in questi ultimi anni in diversi contesti educativi. Attraverso l’esperienza educativa della danza, il bambino può percepire il movimento del proprio corpo come una delle componenti espressive più importanti e può riconoscere i diversi elementi che connotano il gesto, l’azione o la postura. Come sostiene la danzatrice e terapeuta italiana De Vera D’Aragona, l’individuo, mediante la danza educativa, può realizzare una vera e propria presa di coscienza delle diverse dimensioni emotive, affettive, cognitive e relazionali ed entrare in contatto con il proprio potenziale creativo, proiettandosi consapevolmente nello spazio e verso gli altri, costruendo idealmente una configurazione dinamica corpo-mente-spirito.

Nella prima parte dell’elaborato di tesi, partendo da alcuni studi effettuati da filosofi come Freud, Dewey e Gadamer in merito all’arte come forma suprema di conoscenza, si giunge ad excursus sugli eventi che hanno fatto la storia della danza e quali sono i vari stili che vengono proposti da questa disciplina. Le arti performative sono un chiaro esempio di quanto sostenere lo psicoanalista e filosofo austriaco Freud e il filosofo e pedagogista statunitense Dewey nei loro studi. Infatti, a chi le pratica, danno la possibilità di sperimentare il linguaggio non verbale, attraverso il quale conoscere e scoprire nuove modalità di comunicazione e di interazione, per far sperimentare diversi modi di muoversi e comunicare non solo con l’Altro ma anche con se stessi, ampliando le proprie capacità espressive e motorie. L’arte, quindi, in tutte le sue espressioni, si può considerare come una suprema forma di conoscenza, di educazione e di crescita perché, come sostiene il filosofo Hans-Georg Gadamer, è “un’esperienza del mondo e nel mondo che modifica radicalmente chi la fa”. In tal modo, amplia la comprensione che ognuno ha di se stesso e della realtà che lo circonda. L’etnomusicologo tedesco Curt Sachs sostiene che il XX secolo ha riscoperto il corpo; mai, dall’antichità, esso è stato così amato, così sentito, venerato. La danzatrice statunitense Isadora Duncan elaborò, agli inizi del Novecento, un proprio sistema teorico che professa un corpo, specchio fedele dell’anima, che si nutre di vita e di natura e respinge tutto ciò che è convenzionalismo e rigidità. Come scrisse nella sua autobiografia, “My life”, “la danza è ricerca su di sé, è espressione di ogni emozione attraverso il movimento, è una disciplina che invita a cercare le forme più belle in natura e trovare il movimento che esprime l’anima di queste forme: questa è l’arte del danzatore”. Grandi sostenitori della “danza libera” furono la pedagogista italiana Maria Montessori e il pedagogista e compositore svizzero Émile Jaques-Dalcroze in quanto sottolineavano che, durante la lezione, l’esercizio avrebbe dovuto essere presentato ai bambini dall’insegnante ma poi, quest’ultimo, doveva lasciare loro liberi per sperimentare ed interpretare l’attività proposta. La danza, in tutte le una forme, è un’arte che suscita emozioni immense e, come scrive Maria Montessori nell’opera “Educare alla libertà”, “i bambini sono soddisfatti quando hanno dato il massimo di cui sono capaci e non si vedono esclusi dalla possibilità che offre l’ambiente per esercitarsi”.

Nella seconda parte viene dato risalto all’evoluzione del sé attraverso l’educazione fornita dalla danza.
La danza, ed in particolare la danza educativa, accompagna i bambini in un percorso che mira a conoscere se stessi, a dare un senso al proprio Io e ai suoi rapporti con gli altri e, attraverso il corpo, fa in modo che far possa parlare di sé. In questo processo dell’evoluzione del sé viene data molta importanza allo specchio. Lo psichiatra e psicoanalista francese Jacques Lacan sottolinea la funzione dello specchio nella formazione dell’io, introducendo per la prima volta la problematica dello «stadio dello specchio». Con «lo stadio dello specchio» il piccolo, che non ha ancora un’immagine unificata di sé, ma che vive in una situazione di indifferenziazione e di frammentazione, raggiunge una prima consapevolezza di sé come un tutto unitario. Lo «stadio dello specchio» diviene, dunque, il primo livello di costruzione dell’io. Osservare l’Altro, anche mediante uno specchio, fa parte di quel “know-how” che racchiude il riconoscimento e la valorizzazione tra sé e l’altro e tra sé e le situazioni. Lo specchio, quindi, sia per il bambino che per il danzatore ha le stesse funzioni: sprona a migliorare se stessi, l’osservazione, la conoscenza del proprio corpo ed i movimenti.

Nella terza ed ultima parte, vengono ripercorse le tappe fondamentali per arrivare alla realizzazione di un progetto di danza educativa a scuola. La danza rappresenta un prezioso strumento di formazione ed educazione della persona in quanto forma espressiva del movimento fin dai primissimi anni di vita. Per quanto riguarda l’asilo nido l’educazione al movimento consiste nel controllo corporeo, nell’autodisciplina, nell’armonizzazione dei gesti ma soprattutto nell’educazione all’espressione. La danza educativa, favorendo lo sviluppo delle potenzialità e delle diverse abilità di espressione e di comunicazione della persona, rappresenta una danza per la scuola e da introdurre nella scuola, tesa alla costruzione di spazi originali di partecipazione, di espressione e di relazione tra il mondo degli adulti e quello dell’infanzia, attraverso un processo di mediazione artistica. Nell’organizzare un percorso di danza educativa, il primo passo da compiere sarà quello di adattare il progetto al contesto scolastico, che vuol dire tener conto delle risorse disponibili in termini di spazi, tempi, competenze degli insegnanti con cui si collabora, ma soprattutto vuol dire rapportarsi in modo cosciente e costruttivo alle esigenze dei bambini e ai loro interessi. Significa riuscire ad integrarsi produttivamente all’interno di un contesto educativo fortemente organizzato, sempre diverso da scuola a scuola, anche per quanto riguarda le
esperienze vissute dai bambini.

Per avvalorare la tesi dalla danza come strumento di educazione e di crescita, ho posto in essere il progetto “Primi passi…a tempo di musica” presso un asilo nido in provincia di Verona. Attraverso questo progetto, che è stato riproposto e realizzato per tre anni consecutivi vista la buona ricaduta e gli esiti positivi sugli allievi, ho riscontrato che riuscire ad ottenere miglioramenti è la parte più entusiasmante del lavoro dell’educatore. Ciò permette di andare oltre il carattere frammentario di ogni lezione e di considerare l’esperienza di apprendimento dell’educando nel corso dell’intero laboratorio. L’educatore può ricevere, in questo modo, importanti indicatori che gli permetteranno di assicurare agli educandi un’esperienza continuativa basata su risultati pianificati, consecutivi e in continua evoluzione. Ho constatato, inoltre, che il metodo con il quale si insegna, indipendentemente dall’età degli allievi e dal contesto scolastico, è fortemente influenzato da un insieme di “filosofie personali” determinate da una formazione, dalla storia personale e dall’esperienza professionale. Tutto ciò influenza la pratica e il modo di procedere dell’insegnante e riflette la sua versione sulla natura della danza, dell’insegnamento e dell’apprendimento: così nascono i valori del processo educativo e di crescita dei quali si occupa la danza.
Educare attraverso la danza in ambito scolastico assume quindi il significato di concretizzare e condividere esperienze formative, rendere autonomo il corpo nelle sue diverse e molteplici funzioni dinamiche e fornirgli gli strumenti di interazione con il mondo. Dall’elaborato presentato, quindi, emergerebbe che la danza possa essere considerata uno strumento di educazione e di crescita.

Buona lettura!

Anteprima della Tesi

Di seguito puoi visionare un’anteprima della Tesi:

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