Sviluppo linguistico e cognitivo nei bambini bilingui e monolingui

bilingui

a cura della dott.ssa Angelica Venanzetti

Abstract

La competenza bilingue viene definita come “un insieme di conoscenze implicite (cioè, automatiche) e/o esplicite (ovvero consapevoli) che permettono ad un individuo di usare due o più lingue per comunicare” (Levorato & Marini, 2019). Per poter considerare una persona bilingue è necessario che vengano soddisfatti alcuni criteri. Innanzitutto, occorre considerare il tempo, infatti il bambino deve essere esposto per almeno due anni ad entrambe le lingue per il 30/% del tempo ogni giorno (Marini & Vicari, 2022). Il secondo fattore importante è l’aspetto qualitativo, ovvero la lingua parlata all’interno del contesto familiare, tale contesto dovrebbe essere ricco e stimolante per favorire un corretto sviluppo linguistico. Spesso ai genitori si consiglia che nel contesto familiare si parli la propria lingua di origine mentre nel contesto scolastico si favorisce lo sviluppo della L2 (Marini & Vicari, 2022). Il terzo criterio è la ricchezza degli stimoli, infatti è importante che si riceva una quantità elevata di input (Marini & Vicari, 2022).

I bambini bilingui nelle fasi iniziali hanno un vocabolario di ampiezza inferiore, ma nella costruzione della narrazione emerge come la macrostruttura non risulta meno complessa rispetto a quella dei bambini monolingui. Inoltre è opportuno considerare diversi fattori di mediazione, quali lo status socio – economico e l’ambiente di sviluppo (Roch et al., 2023). Nelle prime tappe è possibile osservare delle situazioni di code-switching, ovvero una mescolanza delle lingue all’interno della stessa frase. Tale aspetto deve essere contestualizzato, infatti talvolta questo avviene perché i bambini preferiscono essere compresi pur riducendo la qualità della conversazione (Yow, 2018).

Lo sviluppo cognitivo dei bambini bilingui risulta caratterizzato da maggior flessibilità cognitiva, capacità di inibizione, di creatività e di memoria di lavoro. Dunque, nelle prime fasi di vita potranno esserci delle carenze linguistiche ma la componente cognitiva risulta vantaggiosa nei bambini bilingui. Per tale ragione, nel processo educativo e didattico è opportuno mantenere alcuni accorgimenti, soprattutto per favorire una corretta evoluzione linguistica (Bialystok, 2009).

Introduzione

Al giorno d’oggi viviamo in una società caratterizzata sempre più dal fenomeno del multiculturalismo, dunque si ha un costante scambio linguistico ed un’interazione tra diverse lingue. Il bilinguismo è definito come una capacità di acquisire due lingue mediante le quali la persona può comunicare utilizzandole entrambe indistintamente (Levorato & Marini, 2019).

Ci sono tre differenti tipologie di bilinguismo in relazione all’età di acquisizione:

  • Bilinguismo simultaneo: Il bilinguismo simultaneo si caratterizza per l’acquisizione delle due lingue in contemporanea, quindi entrambe le lingue vengono acquisite sin dalla nascita (Levorato & Marini, 2019).
  • Bilinguismo sequenziale precoce: Il bilinguismo simultaneo si definisce precoce quando le due lingue non vengono acquisite in parallelo, bensì alla nascita la L1 mentre tra i due e i nove anni viene acquisita anche la L2 (Levorato & Marini, 2019).
  • Bilinguismo sequenziale tardivo: Le due lingue vengono acquisite in periodi diversi, si definisce tardivo in quanto la L2 viene acquisita dopo i dieci anni (Levorato & Marini, 2019).

In alcune situazioni si rischia di non riuscire a distinguere le condizioni di difficoltà linguistiche, come un ritardo di sviluppo del linguaggio da una condizione di bilinguismo, che potrebbe condurre ad una fase iniziale di maggiore lentezza nell’acquisizione del linguaggio.

Ci sono tre fattori da dover considerare affinché si possa avere consapevolezza che sia una condizione di bilinguismo: il primo fattore è il tempo, per poter acquisire due lingue è necessario che i bambini siano esposti per almeno il 30% del tempo ogni giorno ad entrambe le lingue, ad esempio se teniamo in considerazione il contesto italiano, a scuola si parlerà la lingua italiana, che in questo caso possiamo considerare come una L2, mentre nel contesto familiare si può mantenere la lingua di origine (Marini & Vicari, 2022).

Il secondo criterio da dover considerare è la qualità del linguaggio, infatti è importante che ci sia correttezza negli stimoli presentati in famiglia, talvolta i genitori hanno delle difficoltà nel parlare la L2 e non viene espressa in maniera corretto, questo può inficiare lo sviluppo della lingua per il bambino (Marini & Vicari, 2022).

Il terzo fattore importante ai fini delle traiettorie evolutive dello sviluppo è la ricchezza degli stimoli, infatti è fondamentale che i genitori esprimano un’elevata quantità di input verso il proprio figlio affinché possa esserci una maggiore possibilità di sviluppo (Marini & Vicari, 2022).

Durante l’espressione linguistica è probabile che le due lingue siano mescolate, questo può avvenire all’interno della stessa frase, in questo caso si parla di code-mixing; in altre situazioni invece potrebbe accadere in maniera inter-proposizionale, quindi durante un discorso alcune frasi vengono espresse in una lingua e altre frasi in altre lingue, questo è definito code switching (Yow, 2018).

Il consiglio che viene espresso è di lasciare che i bambini scelgano con quale lingua parlare, inoltre quando dai bambini vengono attuate delle pratiche di code mixing può essere considerato un fattore positivo, infatti è probabile che il bambino favorisca il farsi comprendere seppur viene ridotta la qualità della comunicazione (Yow, 2018). Riguardo i genitori è sconsigliato che attuino un code mixing poiché potrebbe creare maggiore confusione ai bambini (Yow, 2018).

1. Lo sviluppo del linguaggio nei bambini bilingui

Le traiettorie evolutive possono essere soggette ad un’ampia variabilità di fattori, diversi studi si sono soffermati su quali differenze possono emergere nei processi di sviluppo del linguaggio nei bambini bilingui e monolingui.

1.1 Il vocabolario

Tanti fattori possono condurre ad esiti importanti durante i processi di sviluppo, per quanto riguarda lo sviluppo del vocabolario nelle situazioni di monolinguismo i bambini iniziano ad esprimere le prime parole intorno al primo anno di vita (10-15 mesi), man mano raggiungono un vocabolario di circa cinquanta parole ma tra 18 e 20 mesi si ha l’esplosione del vocabolario, pertanto riescono ad esprimere anche 200 parole (Marini & Vicari, 2022). Nei bambini bilingui il vocabolario risulta avere un’ampiezza ridotta, la quale può essere influenzata dalla quantità e dalla variabilità degli input ricevuti all’interno del contesto familiare; inevitabilmente il vocabolario è connesso alla produzione, dunque la narrazione ne è inficiata seppur ai fini della narrazione ci sono anche altri aspetti influenti (Roch et al., 2023).

Un elemento da dover considerare nei processi di sviluppo del linguaggio è lo status socio – economico (SES), infatti questo è connesso alle pratiche educative adottate all’interno del contesto familiare, infatti praticare delle attività come la lettura dialogica è fondamentale nelle traiettorie evolutive. Inoltre, è opportuno tenere in considerazione l’esposizione attiva e passiva, in quanto una pratica caratterizzata da interattività tra genitori e figli risulta essere più funzionale ai fini dello sviluppo dei bambini, mentre l’utilizzo strumenti digitali e l’esposizione passiva risultano non essere particolarmente proficui, pertanto è sconsigliato adattare queste pratiche sia nelle situazioni di bilinguismo che in quelle di monolinguismo (Florit et al., 2021).

1.2 La fonologia

I processi fonologici sono definiti da Levorato & Marini (2019) come dei “processi linguistico – cognitivi implicati nel rappresentare / organizzare, memorizzare, pianificare e recuperare l’informazione relativa ai suoni del parlato.”

Nel contesto diagnostico l’attività di ripetere le non – parole, ovvero delle parole che nella realtà non esistono, è definito come un marker clinico per identificare delle difficoltà negli aspetti fonologici.

Gli aspetti fonologici potrebbero essere variabili rispetto alle varie lingue, in generale è stato osservato un inventario fonologico piuttosto ampio che sembra favorire i processi di produzione (Kehoe & Mélanie, 2019). In alcune condizioni i bambini bilingui potrebbero presentare delle difficoltà riguardo le vocali nasali, le vocali lasse e le schwa, in tali situazioni risulta esserci un inventario vocalico ridotto e maggiore probabilità di fare errori. Questo è stato osservato tenendo in considerazione bambini bilingui e monolingui francesi (Kehoe & Mélanie, 2019). Nelle situazioni in cui la lingua madre è piuttosto complessa, ne potrebbe essere influenzata l’accuratezza nei bambini, dunque ne sono favoriti. Come nel vocabolario, anche la fonologia è influenzata da fattori esterni come il SES, la quantità di input ricevuti e le attività interattive (Kehoe & Mélanie, 2019).

1.3 La morfosintassi

La morfosintassi riguarda l’insieme di elementi che vanno a determinare gli aspetti sintattici e morfologici e possono variare l’organizzazione e la costruzione della frase (Levorato & Marini, 2019).

Quando si parla di morfosintassi è opportuno distinguere le lingue caratterizzate da un’ortografia trasparente, quindi dove si ha una corrispondenza tra i suoni di una lingua e come si scrive, e lingue con ortografia opaca, ovvero dove non c’è una corrispondenza diretta tra il suono pronunciato e la scrittura.

Una delle più importanti differenze che sono emerse nell’analisi della morfosintassi riguarda l’utilizzo dei pronomi clitici, ovvero quegli elementi che hanno delle proprietà di una parola indipendente e altre tipiche di un fisso. In uno studio di Vender et al. (2016) è stata indagata la differenza nell’utilizzo dei pronomi clitici nei bambini bilingui che avevano il rumeno, l’albanese e l’arabo come L1, è stato osservato che chi aveva come lingua di origine il rumeno e l’albanese avevano la tendenza a rispondere con frasi non coerenti seppur non mostravano errori, non è emersa alcuna omissione dei pronomi clitici (Vender et al., 2016).

Negli aspetti morfosintattici si evidenziano un maggior numero di errori riguardanti le omissioni e / o aggiunta di sillabe, inversioni di lettere, sostituzioni di lettere; tali errori potrebbero essere dovuti alla possibilità di praticare la L2 in contesti extra – scolastici (Vettori et al., 2023).

1.4 La competenza narrativa in comprensione e in produzione

Alla base delle abilità narrative sono richieste sia competenze linguistiche che abilità cognitive, poiché occorre saper fare delle inferenze e memorizzare le informazioni per poterle elaborare (Levorato & Marini, 2019).

Al raggiungimento dei 4 anni i bambini iniziano ad individuare delle relazioni tra due eventi, mentre intorno ai 5 anni incrementano le loro capacità di riconoscere i legami temporali per poi aumentare le loro competenze e comprendere i nessi causali verso i 6 anni (Florit & Levorato, 2015).

La produzione narrativa si caratterizza per la presenza di macrostruttura, ovvero ambientazione, personaggi, obiettivi dei personaggi, risoluzione, e da microstruttura, quindi la varietà e la complessità rispetto alla competenza lessicale; i bambini bilingui non sembrano presentare differenze rispetto alla macrostruttura, mentre nella microstruttura emergono differenze (Roch et al., 2023). Rispetto alle abilità narrative si attua un transfer poiché le competenze linguistiche vengono trasferite tra le due lingue, dunque si ha una condizione condivisa tra le due lingue (Levorato & Marini, 2019).

La comprensione narrativa richiede competenze linguistiche, quali il vocabolario, la sintassi, la denominazione rapida e competenze cognitive, ovvero fare inferenze, conoscere la struttura della storia, la memoria di lavoro e l’attenzione (Dicataldo & Roch, 2021).

Sono molteplici i fattori che influiscono sulle traiettorie evolutive dei bambini bilingui, tra questi l’età di esposizione, la lunghezza di esposizione sia giornaliera che in famiglia che cumulativa; inoltre lo status socio – economico risulta essere particolarmente rilevante. Il contesto inficia sugli aspetti emotivo – motivazionali, quali l’autostima; inoltre è da considerare anche altri aspetti sociali, come la partecipazione ad eventi culturali e l’accesso alle librerie o biblioteche (Dicataldo & Roch, 2020).

2. Le funzioni cognitive nei bambini bilingui

Secondo il modello di Miyake et al (2000) le funzioni esecutive di base sono tre: inibizione, flessibilità cognitiva e memoria di lavoro. L’inibizione è la funzione esecutiva che permette di evitare che alcune informazioni irrilevanti possano influire negativamente durante lo svolgimento di uno specifico compito. La memoria di lavoro si caratterizza per la possibilità di mantenere in mente delle informazioni con lo scopo di elaborarle. La flessibilità cognitiva favorisce lo sviluppo di un pensiero creativo (Miyake et al., 2000).

  • La memoria di lavoro: Riguardo le competenze di memoria di lavoro sono stati evidenziati dei deficit nei bambini bilingui quando tali compiti richiedevano l’utilizzo della componente verbale, mentre quando le attività riguardano aspetti di memoria di lavoro visuo – spaziale riescono ad ottenere dei risultati migliori (Bialystok, 2009).
  • L’inibizione: Riguardo la competenza di inibizione è da considerare che nei contesti multilingue sono costantemente attive le due lingue, pertanto i bambini bilingui devono costantemente attuare un’inibizione di una lingua a favore di un’altra quando si trovano in un contesto in cui devono attuare comprensione e produzione in una sola lingua (Carlson & Meltzoff, 2008).
  • La flessibilità cognitiva: La competenza di flessibilità cognitiva risulta essere migliore nei bambini bilingui di età compresa tra 3 e 6 anni; nelle valutazioni attuate mediante l’utilizzo del disegno libero è stato evidenziato che i bambini bilingui avevano delle buone competenze nell’attuazione di inserzioni cross – categoriali e nella capacità interrappresentazionale (Adi et al., 2010). Frequentemente i bambini bilingui devono attuare delle inibizioni e mantenere flessibilità rispetto alla lingua che utilizzano, infatti contesti diversi richiedono delle attività e delle modalità cognitive differenti (Carlson & Meltzoff, 2008).

Conclusioni

Il fenomeno del bilinguismo è una condizione particolare mediante la quale ciascuno sviluppa la competenza di saper comprendere e parlare due lingue, con esiti positivi che possono emergere riguardo le traiettorie evolutive linguistiche e cognitive. Nei bambini bilingui il lessico potrebbe essere spesso considerato come deficitario, inoltre emergono delle differenze riguardo la narrazione soprattutto nelle competenze della microstruttura, che si caratterizza per la lunghezza media dell’enunciato e per la complessità linguistica rispetto al lessico e alla sintassi (Roch et al., 2023). Uno dei principali fattori ad influire sui processi di sviluppo è il contesto familiare e gli stimoli ricevuti, infatti le pratiche educative che prediligono una lettura dialogica e che si caratterizzano per un’elevata quantità di input ricevuti dal bambino e un’adeguata qualità, dunque correttezza e ricchezza di stimoli, sono fondamentali per le traiettorie evolutive dei bambini nelle competenze linguistiche (Marini & Vicari, 2022).

Le competenze linguistiche non sono a sé stanti, infatti la produzione e la comprensione narrativa richiedono adeguate funzioni cognitive, poiché è importante fare inferenze e conoscere la struttura della storia; inoltre viene richiesto l’uso della memoria di lavoro e dell’attenzione (Dicataldo & Roch, 2021). Rispetto alla memoria di lavoro, nel confronto tra bambini monolingui e bambini bilingui è stato osservato che nelle abilità in cui sono presentati dei compiti in forma verbale, la componente bilingue sembra essere svantaggiosa, mentre nelle situazioni di compiti di memoria di lavoro di natura visuo – spaziale, i bambini bilingui ottengono delle performance superiori (Bialystok, 2009).

Quando si parla di bilinguismo in riferimento a competenze migliori o peggiori è opportuno tenere in considerazione aspetti distali e prossimali che hanno un’importante influenza, come l’età di acquisizione della L2, la quantità, la qualità e la ricchezza degli stimoli ricevuti nel contesto familiare, la quantità di tempo in cui si ha la possibilità di esprimere l’una o l’altra lingua rispetto al contesto in cui si vive, la possibilità di accesso alle biblioteche o ad eventi culturali, lo status socio – economico e gli aspetti emotivo – motivazioni che sottostanno nel bambino nel corso del suo sviluppo (Dicataldo & Roch, 2020).

Bibliografia

  1. Adi-Japha, E., Berberich-Artzi, J., & Libnawi, A. (2010). Cognitive flexibility in drawings of bilingual children. Child development, 81 (5), 1356–1366.
  2. Bialystok, E. (2009). Bilingualism: The good, the bad, and the indifferent. Bilingualism: Language and cognition12(1), 3-11.
  3. Bonifacci, P., Barbieri, M., Tomassini, M., & Roch, M. (2018). In few words: Linguistic gap but adequate narrative structure in preschool bilingual children. Journal of Child Language, 45(1), 120-147. doi:10.1017/S0305000917000149
  4. Carlson, S. M., & Meltzoff, A. N. (2008). Bilingual experience and executive functioning in young children. Developmental science, 11 (2), 282–298
  5. Dicataldo, R., & Roch, M. (2020). Are the effects of variation in quantity of daily bilingual exposure and socioeconomic status on language and cognitive abilities independent in preschool children? International journal of environmental research and public health, 17 (12), 1–24.
  6. Dicataldo, R., & Roch, M. (2021). Direct and indirect pathways of variation in length of exposure to the majority language, cognitive and language skills in preschoolers’ listening narrative comprehension. Children, 8 (636), 1–26.
  7. Florit & Levorato (2015), in ““Il bilinguismo in età evolutiva. Aspetti cognitivi, linguistici,neuropsicologici, educativi.”, a cura di Levorato & Marini.”
  8. Florit, E., Barachetti, C., Majorano, M., & Lavelli, M. (2021). Home language activities and expressive vocabulary of Toddlers from Low-SES monolingual families and bilingual immigrant families. International Journal of Environmental Research and Public Health, 18 (1), 296.
  9. Kehoe, M., & Mélanie, H. (2019). Bilingual phonological acquisition: The influence of language-internal, language-external, and lexical factors. Journal of child language, 46 (2), 292–333.
  10. Levorato, M. C., & Marini, A. (2019). Il bilinguismo in età evolutiva. Aspetti cognitivi, linguistici, neuropsicologici, educativi.
  11. Marini, A., & Vicari, S. (2022). I disturbi del linguaggio in età evolutiva.
  12. Miyake, A., Friedman, N. P., Emerson, M. J., Witzki, A. H., Howerter, A., & Wager, T. D. (2000). The unity and diversity of executive functions and their contributions to complex “frontal lobe” tasks: A latent variable analysis. Cognitive psychology, 41 (1), 49–100.
  13. Roch, M., Dicataldo, R., & Levorato, M. C. (2023). Receptive Vocabulary and Listening Narrative Comprehension of Italian–English Bilingual Children between 5 to 7 Years. Education Sciences13(8), 780.
  14. Roch, M., Florit, E., & Levorato, C. (2016). Narrative competence of Italian–English bilingual children between 5 and 7 years. Applied Psycholinguistics, 37(1), 49-67. doi:10.1017/S0142716415000417
  15. Vender et al. (2016) in “Il bilinguismo in età evolutiva. Aspetti cognitivi, linguistici, neuropsicologici, educativi.”, a cura di Levorato & Marini.
  16. Vettori, G., Incognito, O., Bigozzi, L., & Pinto, G. (2023). Relationship between lexical, reading and spelling skills in bilingual language minority children and their monolingual peers. Frontiers in Psychology, 14, 1–9.
  17. Yow, W. Q., Tan, J. S., & Flynn, S. (2018). Code-switching as a marker of linguistic competence in bilingual children. Bilingualism: Language and Cognition,21 (5), 1075–1090.