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Il disturbo d’ansia: conoscerlo per affrontarlo

LA LEZIONE È STATA TRATTA DAL CORSO:
IL DISTURBO D’ANSIA – CONOSCERLO PER AFFRONTARLO

Il disturbo d’ansia: cos’è e come si manifesta

Buongiorno sono la dottoressa Annamaria Fusaro, psicologa psicoterapeuta. In quest’occasione vi presento la lezione numero uno del corso “Il disturbo d’ansia: conoscerlo per affrontarlo”. Nello specifico in questa lezione tratteremo il disturbo d’ansia, cos’è e come si manifesta.

Cos’è l’ansia?

L’ansia è uno stato emotivo, a contenuto spiacevole, associato ad una condizione di allarme e di paura che insorge in assenza di un pericolo reale e che, comunque, è sproporzionata rispetto ad eventuali stimoli scatenanti.

Come si manifesta l’ansia?

L’ansia si manifesta attraverso:

  • pensieri ansiosi – i pensieri ansiosi sono pensieri che causano un disagio significativo. Pensieri intrusivi ovviamente molto più angoscianti rispetto ad altri pensieri per esempio la paura di ammalarsi, la preoccupazione per piccole cose (ovvero “avrò chiuso la porta di casa”) l’immagine di ferire una persona cara.
  • L’ansia si manifesta ancora attraverso emozioni ansiose. Per emozioni ansiose si intendono i sintomi psicologici dell’ansia (forte apprensione non commisurata alla portata dell’evento reale, nervosismo, alterazione della memoria e della concentrazione, rimuginio e preoccupazione, insicurezza e timore.
  • Altro modo in cui si manifesta l’ansia attraverso sensazioni corporee alterate che sono dovute ad una iper attivazione neuro vegetativa. Sono costituiti da palpitazioni, tachicardia, ipersudorazione, spasmi alla gola, dispnea, vertigini, bisogno frequente di urinare, sintomi gastro-enterico, insonnia con difficoltà ad addormentarsi e risvegli frequenti.
  • Altro modo ancora in cui si manifesta l’ansia attraverso comportamenti alterati, quindi tremori, irrequietezza, agitazione, facilità a sussultare.

L’ansia è patologica?

No, di per sé non è un fenomeno patologico ma, anzi, un meccanismo fisiologico utile e naturale, che si è sviluppato ai fini della sopravvivenza nel corso dell’evoluzione e corrisponde alla reazione attacco-fuga. Quindi, intesa in questo modo, l’ansia non è patologica anzi si tratta di una di un’ansia adattativa. Possiamo capire meglio questo concetto attraverso una metafora. L’ansia può essere vista come l’allarme di una bella auto che la tutela da furti, scassi o atti vandalici. Se l’allarme scatta nel momento in cui qualche malintenzionato si avvicina, il proprietario dell’auto sarà in grado di intervenire in tempo, evitando danni. Se però l’allarme inizia a suonare sia quando passa un gatto, sia quando qualche foglia cade sul tetto dell’auto, il proprietario rischierà di passare le notti insonni, nel sorvegliare la sua auto, a scapito della sua salute e lucidità, oppure smetterà di alzarsi, con il rischio di lasciare agire indisturbati anche i ladri.

Quindi quando l’ansia diventa un problema?

Quando si manifesta al di fuori di un evento realistico di minacce e pericolo. A volte la nostra mente gioca degli scherzi facendoci vedere come pericolose situazioni che in realtà non lo sommano. Possiamo capire ancora meglio questo concetto utilizzando un concetto elaborato da Robert Sapolsky, neuroendocrinologo americano della Stanford University. Perché alle zebre sempre non viene l’ulcera? Quando alla zebra viene attaccata dalle leone (evento stressante) il suo organismo mette in moto tutta una serie di reazioni automatiche che le consentono di correre il più velocemente possibile. Entra così in ballo la risposta allo stress – accelerazione del ritmo cardiaco e del respiro per aumentare la quantità di sangue e di ossigeno nei muscoli. Questo le permette di correre più velocemente di prima. Una volta cessato il pericolo, la reazione fisiologica si interrompe e viene ristabilito l’equilibrio omeostatico precedente. In poche parole lo stress ha salvato la vita alla zebra.

Al contrario della zebra, l’essere umano può essere tormentato dai pensieri. Lo stress psicologico prolungato è difatti un’invenzione recente. Quando ce ne stiamo con le mani in mano a preoccuparci di situazioni stressanti attiviamo le stesse risposte fisiologiche degli animali della savana. Noi però non diventiamo stressati perché inseguiti dai predatori, ci basta l’anticipazione di alcune minacce che per una zebra non avrebbero alcun senso. Se la risposta allo stress si attiva ripetutamente o se non si riesce a disattivarlo, una volta terminato l’evento stressante, entriamo nella zona di rischio che può portare alla malattia ed è proprio questo il motivo per cui alle zebre non viene l’ulcera come suggerito dal titolo di questa diapositiva che ha anche il titolo del libro di Robert Sapolsky.

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