Libri per crescere: la fiaba come metafora della realtà

fiaba

a cura della dott.ssa Laura Musso

Introduzione

Nel precedente articolo Libri per crescere è stato affrontato il tema dell’importanza di leggere o raccontare storie ai bimbi sin dall’infanzia, considerandolo come un modo di interagire ricco di potenzialità: leggere o inventare racconti è un momento prezioso per stare insieme ai nostri bimbi, per crescere insieme a loro, creando un legame solido e speciale, è la posa della prima pietra sulla quale costruire il futuro rapporto con i propri figli, ma non solo: tanta parte della recente letteratura scientifica afferma il forte legame tra narrazione e sviluppo del linguaggio orale, nonché la crescita conoscitiva ed emotiva. Nel presente articolo saranno approfondite tali tematiche, dedicando particolare attenzione  alle motivazioni per cui fiabe sono così importanti nel percorso di crescita del bambino. Ad una lettura attenta, la fiaba è molto di più che un semplice racconto da leggere ai bimbi, occorre una chiave magica per aprire la porta su di un mondo incantato. Fiabe tradizionali e contemporanee, talvolta semplificate e adattate per i lettori più piccoli; un mondo dove regna il meraviglioso e per entrare e scoprire i suoi segreti basta pronunciare una sorta di formula magica: “C’era una volta…“.

1. Libri per crescere: la lettura condivisa

A prescindere dalla fiaba, il tempo della lettura condivisa rappresenta uno di quei momenti fondamentali di interazione e di gioco, dove l‘attenzione è dedicata esclusivamente ai bambini: si crea sintonia e comunicazione tra il bambino e l’adulto, un punto fermo per accompagnarli nel loro percorso di crescita, di sviluppo, aiutarli ad accogliere e gestire le emozioni nella propria sfera emotiva per affrontare la vita. Una particolare attenzione da parte del narratore: la lettura deve avere una durata media di circa dieci minuti, perché tale è il tempo di attenzione dei piccoli – non DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) o ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) – nella fascia di età da zero a tre anni, e arriverà a circa quindici minuti nei bambini di sei-sette anni.

Raccontare una storia è facile, ma è anche difficile, come osserva la studiosa Chiara Palazzini (2007):

Occorre necessariamente ricordare, fare appello alle nostre favole, quelle che ci appartengono e che abbiamo memorizzato. Tutto ciò partecipando, con il nostro modo di raccontare, al mondo magico e pieno di stupore che stiamo rivivendo nella narrazione. Gli ingredienti sono, essenzialmente, un po’ di creatività e quel tanto di fantasia che ci permetta di entrare nel mondo incantato delle fiabe attraverso il nostro bagaglio personale di esperienza. […] Le fiabe, parlando lo stesso linguaggio del bambino, riescono ad offrire stimoli molto efficaci che si inseriscono con naturalezza nel processo di crescita.

Narrare, leggere o inventare una storia: così il bambino impara ad ascoltare; il narratore – e qui sottolineiamo ancora una volta l’importanza del genitore in tale ruolo – attraverso la voce, il linguaggio del corpo e la mimica facciale, interpreta i vari personaggi e crea quell’atmosfera magica, di mistero e di suspence che cattura l’attenzione del piccolo, lo coinvolge nella storia, gli trasmette la sensazione di calore, di affetto, di sicurezza e gli comunica il piacere di stare insieme. Il bambino tende a valersi di una spiegazione magica quando si trova di fronte ad un qualcosa che non riesce a spiegare in modo razionale: la magia interviene e risolve ogni situazione, da questo il bambino vive la fiaba come un mondo dove tutto è possibile anche se è un mondo irreale.

I bambini amano il momento della lettura condivisa delle fiabe, più la lettura delle fiabe è animata, modulando la voce, insieme ad una efficace comunicazione corporea e alla mimica facciale, più i bimbi entrano nel cerchio magico della fantasia; una magia benefica, perché il linguaggio simbolico e allusivo della fiaba è vicino a quello del bambino. Non sempre ci rendiamo conto di quanto sia importante dedicare tempo alla lettura delle fiabe; il momento della narrazione può rappresentare il pretesto per stare insieme, lasciarsi prendere per mano ed entrare con i nostri bambini nel cerchio magico della fantasia, dell’incantesimo e del sogno.

2. Le caratteristiche della fiaba

Gianni Rodari nel noto saggio Grammatica della fantasia ci insegna che per il bambino, la fiaba è innanzitutto un mezzo ideale per avere l’attenzione dei genitori, in particolare quella della mamma, esclusivamente per lui; talvolta il bimbo chiede di leggere una seconda fiaba, potrebbe essere veramente interessato ad una nuova storia, ma forse è il suo modo per prolungare quei momenti magici e poter avere la mamma vicina, osservare il suo viso, lo sguardo e ascoltare la sua voce che  non solo gli racconta la fiaba, ma gli parla di se stessa (Rodari, 1973). Di fondamentale importanza è l’incontro con la lingua materna: il bimbo scopre l’uso delle forme, le strutture del discorso, fa proprie le parole, impara a collegare i concetti e le analogie in esse contenuti.

E ancora: inizia a costruire le strutture mentali, distingue i rapporti quali Io e gli altri, Io e le cose, le cose vere e quelle inventate; percepisce lo spazio lontano e vicino; il tempo: una volta e adesso, prima e dopo, ieri, oggi e domani; il bambino crescendo, attraverso i molteplici caratteri e destini presenti nelle fiabe, troverà anche gli indizi della realtà che per ora non conosce e del futuro al quale ancora non riesce a pensare né a percepire.

2.1 Il tempo nella fiaba

Riflettiamo sull’uso dei tempi verbali: i bambini quando si immedesimano in un personaggio immaginario e diventano parte del mondo incantato della fiaba, usano il tempo imperfetto: il Ceppellini (1959) nel suo dizionario registra cinque usi dell’imperfetto, il quinto definito come «il tempo classico delle descrizioni e delle favole». Possiamo interpretarlo come un tempo inventato, il tempo presente del passato derivante da quel «c’era una volta…», che segna non solo l’inizio della fiaba, ma crea anche il senso di una lontananza fantastica, senza tempo, riferibile alla distanza tra epoche storiche, civiltà e fatti accaduti che il bambino può far rivivere attraverso la fantasia e l’immaginazione.

Le fiabe alimentano queste due capacità fondamentali nella crescita e nella formazione dei bambini: l’esperienza  del meraviglioso, del fantastico e dell’avventura che le fiabe offrono, è la base della formazione della loro personalità. La potenza delle fiabe è nel loro essere vere come ci suggerisce Italo Calvino (1956): presentano una varia casistica di storie umane che, dai tempi remoti, è giunta a noi e «sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna».

2.2 Personaggi e personalità

Le fiabe rappresentano i sogni dell’uomo – realizzare i propri desideri, cercare e trovare la felicità e l’amore – ma anche le sue paure e racchiudono le domande che da sempre l’uomo si pone: Chi sono io? Quale è il mio destino? Cos’è veramente importante nella vita? Cos’è il tempo?

Durante la narrazione, quando il bambino attraversa la fase dei perché, dalla sua curiosità, dalla voglia di conoscere e scoprire, nascono mille domande sui misteri della vita quali la nascita e la morte, il bene e il male. Le fiabe parlano all’Io più profondo, le vicende narrate appartengono ad un mondo fuori dalla realtà, un altrove senza luogo e senza tempo: se chi ascolta e chi narra si lascia conquistare  si immerge in quel mondo altro e quella storia, diventa la sua storia (Cambi, Landi e Rossi, 2008).

Una felice intuizione è quella di Bruno Bettelheim che in The uses of enchantment (1975), asserisce che:

Applicando il modello psicoanalitico della personalità umana, le fiabe recano importanti messaggi alla mente conscia, preconscia e subconscia  […] la fiaba, mentre intrattiene il bambino, gli permette di conoscersi, e favorisce lo sviluppo della sua personalità.

Lo studioso afferma inoltre che quando il bambino ascolta il racconto e recepisce le immagini che vivono in questo, è come se si spargessero dei semi nella sua mente: in parte germogliano, alcuni hanno una reazione immediata, altri stimolano processi nel suo inconscio, altri ancora germoglieranno quando il bambino avrà raggiunto lo sviluppo e la maturità per accoglierli, altri infine, non produrranno solide radici. I semi che troveranno una mente fertile cresceranno e saranno alla base dello sviluppo infantile nelle varie aree e competenze.

3. La teoria narratologia di Greimas

Quando il bambino ascolta un racconto partecipando attivamente, sin dall’inizio manifesta le sue preferenze, si identifica con un personaggio, si immedesima in lui, alla ricerca della sua identità. Il racconto fiabesco trasmette anche il valore della solidarietà, ovvero la sensibilità verso le vicende umane e la forza dell’aiuto reciproco alla risoluzione dei problemi. Nessun eroe agisce da solo nelle sue imprese: durante il suo viaggio per arrivare al termine della qu?te, incontra vari personaggi, quelli che nella teoria narratologica di Greimas assumono il nome di Attanti, che per chiarezza definiamo Ruoli narrativi (Perrisinotto, 2020).

  • Soggetto: l’eroe che lotta per conquistare l’Oggetto
  • Opponente: l’Antagonista
  • Oggetto (del desiderio)
  • Destinante: affinché ci sia il Desiderio, talvolta deve esserci qualcuno che lo faccia nascere. Un esempio per chiarire il concetto: nel mito del Paradiso Terrestre, Adamo ed Eva (i protagonisti) violano la proibizione e mangiano la Mela (Oggetto) poiché il serpente  (Destinante) gli ha fatto vedere quel frutto come qualcosa  di desiderabile.
  • Aiutante del Protagonista
  • Aiutante dell’Antagonista

I personaggi interagiscono gli uni con gli altri, in modo positivo o negativo, dando vita all’intreccio e allo scioglimento con l’immancabile lieto fine che chiude la fiaba sempre con «…e vissero a lungo felici e contenti»: un finale che rassicura il bambino e lascia la porta aperta alla fantasia per inventare una nuova storia proiettata nel futuro.

4. Libri per crescere: l’importanza della fiaba come metafora della realtà

Gilbert Keith Chesterton sosteneva che «Le favole dicono più che la verità, perché dicono che i draghi esistono e affermano che si possono sconfiggere ».

La forza della fiaba è anche quella di aiutare il bambino a comprendere la realtà attraverso la fantasia: tipica è la situazione iniziale che presenta la situazione drammatica in cui si trova l’eroe, le avversità, le prove e gli inevitabili ostacoli che dovrà superare. Le fiabe affrontano temi e problemi quotidiani attraverso il medesimo linguaggio del bambino, pertanto si inseriscono con semplicità e naturalezza nel suo progressivo sviluppo. Nelle fiabe ritroviamo ansie, drammi esistenziali, gelosia, invidia, cattiveria, superbia, la necessità di sentirsi amati; la paura di essere abbandonati, infatti tante sono le storie che narrano di bambini soli, non amati, sperduti in boschi fitti e oscuri o maltrattati da crudeli matrigne. Il protagonista – come abbiamo già accennato (vedi supra) – per sconfiggere i draghi inizia un viaggio che rappresenta anche la sua crescita.

Susanna Barsotti (2021) afferma che l’eroe protagonista compie il suo percorso nel mondo fiabesco,  ma parallelamente anche il lettore e l’ascoltatore percorrono ognuno il proprio viaggio, diverso nella forma, ma non negli esiti.

Chi viaggia nello spazio e nel tempo e chi invece costruisce storie, le ascolta o le legge, in un tempo e in uno spazio virtuali, interiori, immaginati […] da un lato c’è la crescita del protagonista, descritta […] secondo uno schema ricorrente. Dall’altro lato, c’è il lettore-ascoltatore, che è invitato non solo a seguire il percorso del protagonista, ma anche a riprendere in mano la storia e raccontarla in prima persona Narrazione e educazione, dunque, si saldano […] Come i protagonisti delle storie, anche i loro fruitori devono considerarsi in continua crescita e disponibili ad ogni cambiamento.

Il cammino compiuto dall’eroe può essere motivato dalla ricerca di una persona scomparsa, di un oggetto magico; un viaggio di esplorazione verso nuovi mondi per ottenere ricchezze; un viaggio alla conoscenza del mondo o di sé stessi. La fiaba si sviluppa come narrazione nel tempo e nello spazio, secondo la formula classica «cammina, cammina» che segna il passaggio da una scena all’altra. Proprio camminando insieme a mamma e papà e attraverso la lettura condivisa delle fiabe, ognuna delle quali affronta temi particolari e mette in luce le emozioni provate i bambini impareranno a conoscere il proprio mondo interiore, gestire le emozioni, l’accettazione dell’altro, del diverso che incontreranno durante il loro percorso di crescita.

Conclusioni

Le Fiabe – come i miti e le leggende – non sono letture esclusivamente destinate a bambini e ragazzi; sono mondi da esplorare anche per i lettori adulti, un viaggio da compiere alla scoperta della realtà attraverso l’elemento dell’immaginario. Secondo la recente letteratura scientifica, ma anche il pensiero di studiosi le cui teorie hanno ancora molto da dire e i valori trasmessi sono a tutt’oggi validi, possiamo interpretare le fiabe con diverse chiavi di lettura: storica, psicoanalitica, etnologica, mitopoietica, facendo riferimento alla tematica dei gender studies o storico-ideologica. Le fiabe rappresentano la possibilità di leggere nell’Io profondo dell’essere umano gli istinti, i sogni, i desideri, le sensazioni, i sentimenti, ma anche le inquietudini e le paure che emergono dai racconti nati e trasmessi dalla fantasia popolare.

Ma se viviamo semplicemente la fiaba come tale, ovvero una narrazione fantastica, al termine della storia sarà cometornare bambini, ritroveremo la capacità e il gusto di abbandonarci alla fantasia e ai sogni propri dell’infanzia, un mondo meraviglioso che purtroppo abbiamo dimenticato, tuttavia se ci lasciamo catturare da quelle storie incredibili i nostri ricordi riemergeranno.

Bibliografia

  1. Palazzini C., 2007, Fiabe per giocare e per crescere, in Conferenza Episcopale Italiana Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia, ANIMATEMA® di famiglia. Percorso formativo per animatori di convegni sulla famiglia, Vol.2, a cura di Giulia Maria Cappozzo, Genitori e figli ai convegni sulla famiglia. La condivisione di un percorso differenziato ma comune,EFFATA’, Cantalupa,(Torino), pag. 113-123.
  2. Rodari. G., 1973, Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie, Einaudi, Torino.
  3. Ceppellini V., 1959, Dizionario grammaticale per il buon uso della lingua italiana, Sormani, Milano.
  4. Calvino I., 1956, Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino, Einaudi, Torino, pag. XX.
  5. Cambi F./ Landi S./Rossi G., a cura di, 2008, Barsotti S. 2008, Il viaggio nella fiaba come metafora formativa: valenze pedagogiche nella società contemporanea in L’immagine della società nella fiaba, Armando, Roma, pag. 81-96.
  6. Bettelheim B., 1975, The uses of enchantment. The Meaning and importance of Fairy Tales, Vintage Books, New York.
  7. Perissinotto A., 2020, Raccontare. Strategie e tecniche di storytelling, Laterza, Roma, pag.62-63.
  8. Barsotti S. e Cantatore L., 2021, Letteratura per l’infanzia,  Carocci, Roma.